Umanimali

La caratteristica più sorprendente del pensiero primitivo è la stretta comunione naturale che esisterebbe tra l’uomo e l’animale… [J. Fiske]

Vi è un curioso libro, dal titolo “Animali umani“, che elenca tutte le suggestioni umane di trasformazione in (o discendenza da) diversi “spiriti” animali.
Si tratta di credenze, miti, superstizioni ma anche riti, danze, travestimenti, evocazioni in stati di coscienza alterati, etc. che sopravvivono ancora oggi in certe bolle culturali “primitive”, ma anche nell’immaginario collettivo.
La contiguità tra il mondo animale e quello umano è altresì potentemente testimoniata nella antica religione egizia, che non può essere definita certo primitiva, data la ricchezza di sfumature e la sottigliezze delle conoscenze in quel campo che oggi potremmo definire “psicologia spirituale”. Qui la rappresentazione dei diversi Netheru (troppo genericamente definiti “dei”) con teste di animali, era la rappresentazione dei diversi “raggi”, o funzioni vitali, nei quali si manifestava nella luce diurna (“emerso alla luce” o “uscito al giorno”) il creato la cui origine unica era nell’oscurità dell’increato, la Duat, semplicisticamente interpretato dai moderni come “regno dei morti”. Ogni vivente è espressione di un raggio, e ogni raggio è una specificità dell’Unità; quindi ogni vivente ne è “segno”.
Sembra che l’uomo tenga moltissimo alla sua familiarità animale (ancora oggi in forma di zoofilia), che consideri le qualità specifiche di ogni specie diversa come poteri di cui appropriarsi, di cui vantarsi se si possiedono, e da ammirare fino alla venerazione in quelli ai quali tale possesso è riconosciuto dalla comunità.


L’uomo, dalla sua posizione che lo fa percepire come estraneo all’animalità perché superiore, guarda però all’animalità come a qualcosa da riconquistare, quasi che sia stato estratto da quella condizione contro la propria volontà, e se ne dolga, dato che ha guadagnato l’umanità a scapito di altre qualità, quali l’acutezza dei sensi, o la forza o la velocità, o la capacità di volare… Se vuole sottolineare una capacità, l’uomo gli dà il nome di un animale o gliela paragona: furbo come una volpe, feroce come una tigre, fedele come un cane, forte come un leone, la pantera e la civetta della polizia o la gazzella dei carabinieri, dalla vista di un’aquila, infido come un serpente etc.
Non guarda, come ci si aspetterebbe, avanti, verso la condizione che potrebbe conquistare allontanandosi ulteriormente dalla propria animalità, perché di questa si sente defraudato… i sogni di prodigi dovuti all’intervento del soprannaturale, sono sogni animali: il santo vola, guadagna percezioni extrasensoriali che corrispondono alla recuperata acutezza dei sensi animali: vista e udito, in particolare; il guaritore è tale perché si affida al suo spirito guida, che è un animale, etc.
Che cosa ha guadagnato dunque l’uomo perdendo l’animalità? O meglio: che cosa è stato costretto ad assumere che l’ha privato di parte della sua animalità? Quello che, senza sapere se non appartenga anche all’animale, chiama “pensiero”?: “L’abilità umana di pensare in maniera astratta è unica nel regno animale“… dice la scienza, ma come può esserne sicura?
Forse la coscienza? ma altri animali hanno coscienza, se con essa si intende la facoltà di auto-percepirsi come individui.

“Gli umani sono una delle sei specie (oltre a scimpanzé, oranghi, delfini, colombe e elefanti) che hanno superato il “test dello specchio”, che prova se una specie animale riconosce il suo riflesso come immagine di sé stesso. Il test viene fallito dall’uomo se provato su individui al di sotto dei due anni”. [Wikipedia]

E comunque non sembra che questa caratteristica che li umanizza (qualunque essa sia… forse il linguaggio parlato?) sia stata cercata con determinazione tale da considerare un successo l’averla conseguita… sembra una cosa subìta di malavoglia.

La capacità visionaria dell’uomo comune è impregnata di naturalismo e di animalismo, perché in realtà è una sorta di volontaria attività onirica, la quale – a sua volta – è una elaborazione della realtà naturale fatta dalla coscienza che riorganizza fantasticamente materiali esperienziali, ricordi, di interazioni col mondo diurno.
La capacità visionaria dell’uomo avanzato è capacità creativa, nel senso che produce cose che non c’erano prima che la visione le rendesse vive; l’uomo a venire dovrà fare se stesso con una visione profonda ed acuta del mondo notturno, dell’oscurità nella quale risiede la scaturigine di ogni creazione: deve vedersi lì, crearsi prima di essere creato.

I tempi sono apocalittici nella misura in cui l’entità che ha strappato l’uomo alla sua precedente animalità, lasciandovelo tuttavia per il tempo necessario a maturare, deve estrarsi e rendersi autonoma, venire al (l’altro) mondo, uscire dalla Duat al giorno.

“…se Gesù è morto per tutti, perché nelle parole dell’Ultima Cena Egli ha detto “per molti”?” si chiedeva Benedetto XVI…
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”. [Matteo 26, 27-29]

Un pensiero riguardo “Umanimali

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