I grifoni

Siamo a tempi di rivelazione (ἀποκάλυψις). “Secondo quanto è stato rivelato a questo servitore” essa appare sul piano globale in quanto contemporanea (nel tempo ciclico) a ogni singolarità, ogni individuo cioè appartenente alla funzione incarnata che lo specifica. Ogni singola pietra del regno minerale; ogni singola foglia di ogni singola pianta del regno vegetale; ogni singolo animale di ogni singola specie del suo regno, e tra di essi, infine – vertice evolutivo del mondo naturale – ogni singolo uomo figlio dell’uomo. Ogni singolarità ha la sua apocalisse, che è rivelazione del suo stato di coscienza in modo equivalente a una crocifissione, ovvero a una “spietata” presa d’atto della condizione in cui si trova e all’azione automatica alla quale essa è inchiodata dalla propria Necessità.
La rivelazione di ciò fa emergere quelle singolarità che, ospiti funzionali del mondo naturale, non gli appartengono totalmente per essere parzialmente figli di mondi superiori. Questa emersione evidenzia anche come, fino al momento della rivelazione, vi siano stati errori di valutazione nella considerazione dell’umanità nel suo complesso. Ad ottenere una chiarezza utile a liberarsi dall’equivoco e con ciò ad indirizzare correttamente le intenzioni che ogni individualità rivelata a sé stessa ha bisogno di attuare, aiuterà (forse) una umile riflessione “visionaria”.

Il grifone, metà leone e metà aquila, è simbolo di Cristità, in quanto in esso si contemperano le nature di re dei due Regni, il terrestre e il celeste. La natura sottile, aerea, discende in quella terrestre, materica: vi si  innesta. In altre parole il seme del Padre metafisico è caduto sul terreno fecondo della matrix fisica, e l’ha ibridata.

I leoni insegnano ai loro cuccioli a diventare dei buoni leoni; e i buoni leoni non sono leoni mansueti, ma belve feroci e forti, spietate nel predare. Sebbene siano carnivori e predatori come le aquile, non si potrebbe insegnare loro a diventare delle aquile, neanche se fosse un aquila ad addestrarli: ne riuscirebbero solo dei cattivi leoni. I leoni non sono grifoni.

Ciò per dire che nonostante gli sforzi supportati da ideologie pseudo-spirituali, ogni buona Scuola non può né deve aspirare a modificare la qualità intrinseca dei propri allievi, ma li deve sostenere nella realizzazione della propria natura. Le varie culture hanno disegnato un’idea di “uomo” alla quale hanno ispirato le loro scuole nelle quali hanno insegnato i “valori” che hanno creduto caratterizzassero l’umanità. Valori culturali e non naturali. Viene da dire che un grande errore sia stato forse commesso in quei casi in cui si è ritenuto che la spiritualità fosse un valore naturalmente ed universalmente umano, e che l’umanità tutta dovesse quindi evolvere in tal senso… leoni il cui destino evolutivo comune fosse quello di diventare aquile, perchè il tragicamente erroneo presupposto era che si avesse a che fare non con leoni, ma con grifoni.

Errore commesso non solo nel campo dell’educazione, ma anche in quello terapeutico in senso lato, in particolare tra quelle terapie dette alternative o olistiche. La terapia mira in genere al ripristino delle sane funzioni naturali ove esse fossero turbate; ma se si sbaglia sulla definizione di “sana funzione naturale” il malanno si aggrava, perché è come voler rispristinare la capacità di volare in un leone, curandone le ali che non ha. Il pragmatismo scientifico ufficiale si limita all’ambito bio-fisico, e ha il vantaggio, per proprie caratteristiche metodologiche, di non permettere di fare confusione. Non si deve curare (né educare) un aspetto spirituale dell’organico, se esso è assente in quel dato individuo: ciò gli risulterà nocivo. Se è invece presente, la malattia non è fine a se stessa, ma è sintomo di un disagio di ordine gerarchico superiore che va riconosciuto e ricomposto; è dunque occasione di superamento dell’umano, e bisogna saper ben distinguere, nel fare una diagnosi differenziale. Non saperlo fare ha creato molti equivoci, anche nel considerare e definire ciò che è “naturale”, e molte illusioni sulla natura umana, che pure non manca occasione per affermare la propria umanimalità come elemento caratterizzante che, se fosse riconosciuto pragmaticamente come tale, costruirebbe forse modelli sociali, terapeutici ed educativi meno ipocriti e più efficaci. L’uomo è sì l’elemento più evoluto del Creato in senso darwiniano, ma non è al centro dell’universo, né del Progetto in senso spirituale. Oltre lui vi è il figlio di Dio, – che non è umano -, scopo di quel Progetto che comporta il superamento della qualità umana; e l’umano ha bisogno di essere rimesso e affidato alle leggi di necessità cui è per propria costituzione sottoposto, quelle esclusivamente naturali, l’aver creduto di poter travalicare i limiti delle quali precarizza oggi ogni cosa che lo riguardi, persino la sua stessa sopravvivenza.

I grifoni, da parte loro, hanno da riconoscersi pienamente aquile e da abitare i luoghi alti che competono loro. Per loro ci sono (state) le vere Scuole Spirituali, che trattano, con saggio discernimento, la spiritualità dei “grifoni”, la parte aquilina, e si disinteressano del resto, ché gli ambiti sono nettamente definiti; lo fanno sul piano pedagogico (si tratta in verità di addestramento) e terapeutico, lasciando che altre scienze, naturali ed umanistiche, si occupino della loro parte leonina. Non commettono l’errore di mescolare le diverse nature, perchè sono consapevoli di cosa sia lo Spirito, e non lo confondono con lo psicologico o l’energetico o il bio-fisico o il “naturale”, né col fantastico o col para-normale, e rispettano (tutt’ora, che non c’è n’è più bisogno), in modo sacrale la possente ferinità umana, la cui purezza ha dovuto essere coltivata e salvaguardata perché in taluni vi potesse essere impiantato lo Spirito.

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