L’esperienza iniziatica di un uomo non può essere valutata isolando il momento in cui egli incontra un maestro, riceve un’iniziazione o comincia a frequentare una determinata scuola. La sua storia iniziatica coincide con la sua intera esistenza, e la sua esistenza stessa affonda le proprie radici in una determinazione che precede la nascita.
L’iniziato è un qualificato ab aeterno. La qualificazione iniziatica non nasce dall’atto attraverso cui viene riconosciuta. Quell’atto manifesta, nel tempo e secondo una forma determinata, una possibilità che appartiene già alla costituzione principiale dell’essere. Anche il concepimento, la nascita, l’ambiente nel quale l’individuo cresce, le inclinazioni dell’infanzia, gli incontri, le separazioni, le crisi e le esperienze che precedono ogni consapevolezza spirituale appartengono alla medesima determinazione.
“Per la nostra situazione ci serve solo una spiegazione del Reame di questo mondo, il quale è il luogo delle responsabilità, delle prove, della fatica e del lavoro. Devi sapere questo: da quando Dio ha creato gli uomini e li ha portati dal nulla all’esistenza, questi sono sempre in viaggio, non hanno un luogo in cui riposare e stare fermi, tranne che nel Giardino o nel Fuoco. Cosi, ogni Giardino ed ogni Fuoco è grande tanto quanti sono i suoi abitanti. È necessario che ogni uomo ragionevole sappia che il viaggio si compie nelle difficoltà della vita, nelle prove, nei dolori, nella disgrazia e nel pericolo. È impossibile per qualsiasi viaggiatore trovare, in questo viaggio, una completa sicurezza, comodità, o beatitudine. Poiché le acque hanno tutte un sapore diverso, ed il tempo cambia, ed il carattere delle persone che si sono fermate in un luogo differisce dal carattere di quelle che sono nel successivo. Il viaggiatore quindi deve imparare ciò che è utile in ogni situazione. Egli è il compagno per una notte o un giorno, e poi riparte. Come ci si potrebbe ragionevolmente attendere, da qualcuno in questa situazione, che trovi un assoluto sollievo e sicurezza?” (Ibn ‘Arabi)
La biografia dell’iniziato è quindi il dispiegamento temporale di una realtà che, sul piano principiale, non è soggetta al tempo. Ciò che appare successivo nell’esistenza è simultaneo nella sua origine. La realizzazione si svolge attraverso una successione di eventi perché l’individuo appartiene al dominio della manifestazione; nella sua radice principiale, la medesima realizzazione è già contenuta.
Per questo la Via può attraversare periodi nei quali l’iniziato non sa ancora di esserlo. Può esistere una lunga preparazione senza che vi sia alcuna coscienza della preparazione. Un incontro apparentemente casuale può assumere anni dopo il significato di una necessità. Una separazione può rivelarsi una condizione indispensabile per un incontro successivo. Persino ciò che nella prospettiva individuale appare come errore, deviazione o ritardo può appartenere alla determinazione complessiva della via.
Il maestro entra in questa storia come una presenza reale e necessaria, senza per questo costituirne l’origine assoluta. Egli può essere il tramite attraverso cui una possibilità già inscritta nell’essere dell’iniziato raggiunge una determinata soglia di manifestazione. La trasmissione iniziatica è allora un evento decisivo della vita, mentre la vita stessa è già il campo nel quale quell’evento poteva compiersi.
Anche la ricerca appartiene alla determinazione. L’iniziato cerca, desidera, sceglie, persevera. La sua himma orienta l’esistenza verso il Principio e rende attiva la possibilità della realizzazione. La volontà individuale non è separata dalla determinazione superiore: quando è realmente orientata verso il Principio, diviene il modo umano attraverso cui quella determinazione si manifesta.
La libertà dell’iniziato consiste in questa partecipazione cosciente. Egli non è trascinato passivamente verso un destino estraneo. La sua volontà entra nella realizzazione e vi coopera. Quanto più la coscienza riconosce la propria origine, tanto più l’azione individuale si accorda con ciò che era già contenuto nella sua possibilità principiale.
La realizzazione ha così un carattere fatale, se si intende la fatalità nella sua accezione metafisica. Il destino dell’iniziato non è una successione cieca di eventi imposti dall’esterno. È la necessità con cui una possibilità determinata tende a manifestarsi secondo la propria natura.
La vita dell’iniziato diviene allora un unico testo. Ogni episodio possiede un significato nella misura in cui partecipa alla totalità. Il taʾwīl della propria esistenza consiste nel riconoscere progressivamente questa unità, fino a comprendere che gli eventi non erano frammenti dispersi di una biografia, bensì momenti di un’unica determinazione.
Il maestro diviene riconoscibile quando l’iniziato ha raggiunto il punto della propria esistenza nel quale quella presenza può essere ricevuta. La porta si apre in un momento preciso, mentre la possibilità di attraversarla apparteneva già alla struttura della Via.
Per questo l’iniziazione non coincide con una data. La data segna un passaggio nella manifestazione esteriore di qualcosa che ha una radice più profonda. La catena, il rito, il maestro e la scuola appartengono alla forma della trasmissione.
Guardata nella sua interezza, la vita dell’iniziato appare come una progressiva manifestazione della propria origine. Egli procede verso la realizzazione scoprendo che ciò verso cui procede era già contenuto in ciò da cui procede. La Via non aggiunge al suo essere una destinazione estranea. Porta alla luce una determinazione originaria, fino al punto nel quale l’iniziato può riconoscere nella propria intera esistenza la traccia di ciò che, nel Principio, era già compiuto.
