Secondo la Tradizione, ogni epoca ha il proprio Polo. Il quṭb occupa un posto nell’ordine invisibile del mondo e regge l’asse attorno al quale quell’ordine ruota. Quando muore, gli succede uno dei due imām (i due consiglieri che lo affiancano). La sua funzione è legata al waqt: nasce in un’epoca, la sostiene e con lei passa. Il posto resta e le persone che lo occupano cambiano.
Al-Khiḍr vive. Nessun imām gli sta accanto in attesa di succedergli e nessuna epoca lo contiene. Il Corano lo presenta senza genealogia: un servitore di Dio a cui è data una misericordia da presso Lui e una scienza ricevuta direttamente da Lui (18:65), l’ʿilm ladunnī, la scienza che viene dal Presso di Dio. Mūsā, il Profeta della Legge, lo cerca alla confluenza dei due mari, il barzakh, e lo segue da discepolo.
Qui la parola Polo trova il suo senso più ampio. Il quṭb dell’epoca è il Polo dell’ordine. Al-Khiḍr è il Polo dell’iniziazione: ogni maestro ne è maẓhar, ogni catena, per quanto lunga, risale a una sorgente che nel tempo non è mai entrata. Le forme sorgono e si dissolvono, il suo ẓāhir (manifesto) muta e il suo bāṭin (nascosto) permane. Si possono figurare due assi. Uno segue il ciclo e porta il nome dell’epoca. L’altro lo attraversa e tocca ogni epoca nello stesso punto. La tradizione narra che al-Khiḍr incontri il quṭb di ciascun tempo, e i due piani si sfiorano senza sovrapporsi.
I solitari
Gli afrād (sing. fard) compaiono in Ibn ʿArabī accanto alla gerarchia e fuori da essa. Il quṭb, gli imām, gli awtād (i «pioli», quattro, uno per ciascun punto cardinale) e gli abdāl (i «sostituti») compongono un ordine: ognuno ha un grado, una funzione, un luogo rispetto al centro. Il fard resta senza grado. Il quṭb non lo governa e il suo rapporto con il Principio non passa da alcun intermediario.
Rispetto alla manifestazione ne segue una conseguenza precisa. Il mondo si organizza per funzioni, e una funzione si riconosce, si nomina, si tramanda. Il fard non esercita alcuna funzione cosmica, quindi il mondo non ha un luogo dove iscriverlo. Lo attraversa e ne è attraversato. Il quṭb regge, il fard è. Accade spesso che viva dentro un gruppo che lo sostiene e nel quale si occulta: il mondo vede la tariqa e la sua gerarchia ordinaria, il solitario sta al loro interno e non figura in alcun elenco.
Rispetto al quṭb dell’epoca, la relazione è di reciproca estraneità di asse. Il Polo non governa il solitario e il solitario non governa nulla. Subordinazione e rivalità presuppongono un terreno comune, e qui il terreno comune manca. Rispetto ad al-Khiḍr, il fard riceve direttamente. Al-Khiḍr è la sorgente, il fard il tramite, la scuola eventuale la forma: quando il tramite muore la forma può cessare, la sorgente resta. Il quṭb è uno perché un ordine ha un solo centro.
I solitari sono diversi in ogni epoca, e la molteplicità non crea difficoltà, perché la sorgente non ha bisogno di un centro per comunicarsi. Un solo fuoco e molte torce. L’ordine del quṭb ha l’aspetto di una piramide con un apice, i solitari quello di una raggiera attorno ad al-Khiḍr.
Se una stessa persona è insieme quṭb e fard, le due realtà coesistono senza confondersi. La prima è rivolta al mondo e passa al successore, la seconda è rivolta alla sorgente e non passa a nessuno. Alcune formulazioni pongono la singolarità al di sopra della polarità, e la ragione è che la polarità è un ufficio e la singolarità è uno stato di conoscenza.
Il punto di contatto
Ne risulta una disposizione semplice. Il quṭb dell’epoca regge il mondo che è. Al-Khiḍr custodisce ciò che il mondo, a ogni epoca, riceve senza sapere da dove. I solitari sono i punti in cui le due cose si toccano. Quando le forme collettive si svuotano e l’ordine continua a ruotare invisibile, il contatto resta aperto in ogni singolo cuore che si rivolge alla sorgente.
