L’impiego della parola Principio non nasce dall’adesione a una particolare scuola di pensiero, ma dall’esigenza di esprimersi con il rigore proprio della metafisica. Sebbene autori come René Guénon abbiano restituito a questo termine la centralità che gli compete nel linguaggio tradizionale contemporaneo, il Principio appartiene alla metafisica perenne e non al patrimonio di un singolo autore.
Nel linguaggio religioso, la parola Dio designa il Creatore, Colui che si rivela, che parla agli uomini, che stabilisce un rapporto con la creazione e che costituisce il centro della fede, della preghiera e del culto. Questo linguaggio è perfettamente legittimo nel suo ordine.
La metafisica, tuttavia, si colloca su un piano differente. Essa considera la Realtà assoluta in sé, prima di ogni determinazione, di ogni relazione e di ogni formulazione teologica. Per questa ragione parla del Principio: l’Assoluto, l’Infinito, la sorgente di ogni possibilità universale, da cui procedono l’essere e il non-essere, la manifestazione e la non-manifestazione.
Da questo punto di vista, il nome Dio costituisce già una determinazione del Principio. Esso appartiene al linguaggio proprio delle religioni e della teologia, mentre il Principio designa ciò che nessun nome può esaurire e nessuna formulazione può circoscrivere. Il Principio non appartiene a una religione, poiché ogni autentica religione deriva dal Principio.
Ogni forma tradizionale lo esprime secondo il proprio linguaggio: la diversità dei nomi appartiene alle forme; l’unità del Principio appartiene alla Realtà stessa.
Per questa ragione, in queste pagine si preferisce utilizzare la parola Principio quando il discorso è propriamente metafisico, riservando il nome Dio ai contesti teologici, religiosi o riferiti a una determinata rivelazione. Non si tratta di una scelta terminologica dettata da preferenze personali, ma della volontà di distinguere con precisione il piano della metafisica da quello della teologia, evitando che linguaggi diversi vengano confusi.
Postilla – Metafisica e teologia
La distinzione tra metafisica e teologia non riguarda il grado di verità, ma il punto di vista.
La teologia prende avvio dalla Rivelazione. Essa considera il Principio in quanto Dio, cioè secondo il modo in cui l’Assoluto si manifesta a una determinata forma tradizionale e si pone in relazione con l’uomo. Il suo linguaggio è necessariamente religioso, simbolico e dogmatico, poiché è rivolto alla conservazione e all’intelligenza di una specifica tradizione.
La metafisica prende avvio dal Principio stesso. Essa non considera anzitutto il rapporto tra Dio e il mondo, bensì la Realtà assoluta da cui dipendono tanto il mondo quanto ogni possibile concezione di Dio. Per questa ragione il suo linguaggio è universale e trascende le formulazioni proprie delle singole religioni, senza mai contraddirle.
La teologia appartiene dunque all’ordine della forma tradizionale; la metafisica appartiene all’ordine dei princìpi. La prima distingue ciò che una determinata rivelazione insegna; la seconda riconosce ciò che tutte le autentiche rivelazioni presuppongono.
Ogni teologia autentica rinvia d’altronde al Principio, e nessuna teologia, tuttavia, può esaurirlo.
