Effetti speciali

L’effetto, è stato detto, è immanente alla causa.
Ogni “cosa” è il realizzarsi dell’effetto, e vive in questo movimento di attuazione della “intenzione”.
Ogni “cosa” è dunque viva, e la vita è movimento per questo motivo. Ogni “cosa”, si è detto, quindi ogni individualità; e ogni uomo. Il figlio di Dio in via di attuazione è un adepto, e deve imparare a coltivare la capacità di vedere in ogni “cosa” in azione la causa da cui origina.
La causa individuale della cosa individuale è un raggio della Causa, intesa come Coscienza Assoluta emanante, che, essendo origine della “cosa” fisica e quindi precedendola, non può essere che metafisica. Tuttavia il raggio emanato è già fisico perché in natura ogni seme è causa del frutto, ma è effetto a sua volta del frutto che l’ha preceduto.
Ebbene, occorre che l’adepto colga la causa fisica e la Causa metafisica che vi è dietro. Questo significa che, osservando una “cosa” in un momento dell’azione che conduce ad effetto la sua causa, egli potrà vedere l’effetto che non si è ancora realizzato ma che si realizzerà ineluttabilmente.
Questa osservazione non potrà che far constatare l’impossibilità di modificare l’esito imposto dalla causa, perché questo, essendo immanente ad essa, in realtà è già compiuto. Quindi non resta all’adepto che la possibilità di facilitare questo esito, e ciò persino riguardo alla “cosa” più rilevante rispetto alla sua possibilità di intervento: sé stesso. Ciò gli impone di vedere la propria causa fisica e quella metafisica, di cercare quest’ultima come Padre scavando nelle profondità più radicali del proprio essere.

Ad esempio, nelle psicoterapie a indirizzo corporeo più coerenti, come quella post-reichiana, si annette grande importanza alla vita intrauterina del soggetto, in quanto il grembo materno è considerato matrix, matrice somato-psico-energetica dell’individuo. Il “terreno” bio-energetico nel quale esso si forma è un’impronta che non può essere modificata e che sostiene una “struttura bio-energetica” sulla quale si impiantano il “carattere” e i “blocchi energetici” che lo qualificano. Rimuovere questi blocchi sarebbe compito dell’intervento terapeutico, che pur avendo un (non immancabile) successo, trova il limite del terreno, che tende a riformarli. Quell’individuo procede verso l’effetto che la sua causa bio-fisica (materna e paterna) preconizza per lui.
Ebbene, l’analisi di queste caratteristiche individuali, e quelle della matrice biologica, esauriscono la ricerca anamnestica profonda della psicoterapia; non ci si domanda se sia presente o meno in quell’individuo una Causa attiva che travalichi i limiti di quella biologica. Ciò esula dal compito della psicoterapia, tanto che quest’ultima non si pone il quesito, dimostrando di presupporre che tale Causa non possa esservi. La scienza naturale (se si può considerare la psicologia una scienza) si occupa d’altronde del naturale, cioè del fisico e del bio-fisico.
La Scienza Spirituale, invece, si pone esclusivamente quella domanda: vi è il seme del Padre in costui? Se vi è, il suo esito non coincide con quello previsto dalla sua matrix, ma è quello previsto dalla sua Causa Assoluta, che si trova a monte di quella biologica. E questo cambia il quadro, perché lo sviluppo (il movimento) verso questo esito non coinciderà con quanto il quadro biologico prevede, sorprendendo l’osservatore e il terapeuta. Non si tratta di sfuggire miracolosamente al proprio “destino”, ma anzi di realizzare quello “vero” che è adombrato da quello apparente.
Compito dell’adepto, che allora ha bisogno di essere guidato a vedere la propria realtà da chi la vede al di là della “forma biologica”, è appunto quella di dismettere quest’ultima, rinunciando ad identificarvisi, e di far apparire esplicitamente la propria Verità, che coincide con il ritrovare la propria radice causale. In lui il fisico deve farsi metafisico, il corpo deve farsi di Luce, la sua vita deve farsi “attività in sé” ovvero Coscienza Assoluta.

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