La nuova umanità (?)

La nuova umanità, quella dello stadio che si annuncia, sarà irraggiamento, azione irradiante dell’essere. Non sarà più attiva [sarà attività in sé, cioè coscienza assoluta, e non più attività in azione, ndr].
Non bisognerebbe più dire “Dio”, ma “la coscienza”. Non bisogna più dire “conoscere”, ma “riconoscere”. Non bisogna più dire “una conoscenza” ma  “La Conoscenza”, perché è una e si identifica con “La Coscienza”. [R. A. Schwaller de Lubicz, 1951]

L’Umanità è finita. La nuova non sarà un’umanità, ma una pura inumana Luminarità.

Ogni Conoscenza (ogni riconoscimento del sé in sé) ha bisogno di una resistenza, di una opposizione costituita dalla sua materialità, e quindi di una fatica liberatoria.
La materialità è intrinseca alla natura fisica della coscienza organica, e allo psichismo che ne consegue, sicché ogni coscienza deve superare sé stessa per raggiungersi nello stato di assolutezza. Si vive per vincersi, o meglio l’essenza coscienza, la Coscienza/Ente, vive attraversando la sua stessa materializzazione, maturandola, combattendola, sfinendola, raffinandola in Nulla luminoso.
La lotta con la propria natura è la base della frizione in cui consiste il processo verso l’unificazione, perché la frizione si genera quando le polarità opposte si toccano, e l’Unità si realizza quando esse si annullano reciprocamente, per consunzione delle cariche polari.
Nell’Unità non vi è contrasto, vi è attività in sé, una volta cessata l’attività in azione. Potenza pura, emanante e irradiante sé stessa.

L’estinzione della funzione della biosfera, che fu quella di alimentare gli automatismi e le leggi della vita organica, e che nella sua forma specificata più evoluta, quella umana, fu di essere terreno di coltura del seme (essenza potenziale) della Coscienza Assoluta, onde consentirne le specifiche incarnazioni, dichiara la fine della necessità di queste ultime: la nuova forma dell’Ente/Coscienza non è organica, non è di conseguenza umana.
Questa “fine delle cose” risultò alla visione e alla Conoscenza di molti cercatori sinceri e semplici; essa è forse, ad esempio, ciò che Theilard De Chardin chiamava ‘punto Omega” assimilandolo alla Cristità trascendente, punto di massima realizzazione della Coscienza Assoluta in cui la massima complessità coincide con l’assoluta semplicità del Nulla irriducibile; e la Cristità è, nell’essere umano, stato spirituale apollineo, non diverso da quello di “Uomo di Luce” della Tradizione sufica, o da quello della condizione horiana solare dell’antico Egitto, anch’esse annuncianti l’ultima funzione assoluta, quella in cui causa ed effetto coincidono annullando l’attività: la radianza di Luce, Luminarità.

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