Essere è

I verbi esistere ed essere sono, nel linguaggio corrente, usati spesso come sinonimi, anche quando il loro soggetto è Dio. Ad esempio alcuni commentatori interpretano l’affermazione “Io sono Colui che è” come equivalente a “Io sono l’Esistenza!“. E ogni riflessione teologica procede, per definizione, dal presupposto certo che Dio esista.
Dio esiste, e non esiste altro che Dio” e “Dio non esiste, è” sono entrambe affermazioni che appartengono alla Scienza Spirituale tradizionale.
La prima risponde all’eterna domanda che l’uomo si fa e che corrisponde all’atteggiamento del credente e anzi lo qualifica.
La seconda è più cara, e anzi traccia sicura, a chi, sul versante esoterico, studia la scienza spirituale.

L’esistenza è qualcosa che poggia sul tempo lineare ed è quindi logicamente collegata al concetto di durata e di presenza nel momento considerato. Ha un’estensione. Come dire che Dio esiste lungo tutta la durata dell’esistenza dell’individuo umano che Lo invoca; è il Dio che accompagna la vita del credente e “dura” quanto quella vita, in una continuità lineare di passato, presente e futuro speranzoso.
L’altra è l’Essenza, l’Essere in Sé. Che è nel tempo ciclico, nella pre-eternità e nell’eterno presente: un tempo/spazio, questo, per sua intima struttura, che Dio occupa interamente, temporalmente e spazialmente, in modo infinito ed illimitato, e che l’uomo attraversa un attimo, la durata della sua esistenza.

Il rischio che il pensiero finisca per pensare sé stesso, e che la conoscenza non conosca che la conoscenza accumulata da altri è elevatissimo nel mondo umano, dove tutto ciò si chiama cultura, ed è un bene passibile di commercio, dunque sottoposto alle leggi di interesse economico.
La Scienza Spirituale agisce ad altro livello: muta il suo praticante al livello più profondo della sua stessa radice umana e poiché questo è il suo fine, in esso si esaurisce; tale mutamento non può essere oggetto di condivisione o scambio, per cui un successivo aspirante non potrà farne tesoro.
Come non si accumula la vita, ma solo le esperienze che singoli uomini ne hanno fatto, la Conoscenza insita nella Scienza Spirituale non si accumula; e ciò perché essa non è la conoscenza (frutto dell’esperienza) dell’uomo, ma quella dell’Essere, già data interamente ab initio, sicché raggiungere l’Essere è possederla completamente.
Basterebbe che invece di usare la parola Dio, si usassero parole quali l’Essere, l’Essenza o l’Ente, per obbligare la mente a usare diverse categorie logiche e dunque diversi circuiti neuronali; per sentire come questo concetto, prima astruso ed inavvicinabile dalla ragione, investa totalmente la propria esperienza di vita, arrivando al cercatore “più vicino della propria giugulare“.
L’uomo che meramente “esiste”, dovrebbe quasi automaticamente chiedersi allora, nella sua indagine sul divino, se pur’anche egli “sia”. Nell’essere (nell’atto di essere) infatti egli sarebbe l’Essere, con tutte le conseguenze che comporta ciò in relazione all’esperienza concreta, veritiera e reale della religiosità e della Conoscenza sovra-cosciente.

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