La scienza

La scienza spirituale è tale perchè possiede le proprie leggi applicative, le proprie procedure e l’approccio privo di pregiudizi e preconcetti che è proprio delle scienze in genere. Il ricercatore non ha aspettative specifiche nell’indagare, ma registra con accuratezza ogni evento significativo. Ciò che però contraddistingue la scienza spirituale è che laboratorio, materia indagata e strumento d’indagine coincidono con il ricercatore stesso, inteso come sconosciuto nella sua (eventuale) dimensione metafisica. La coscienza fisica del ricercatore indaga la propria potenzialità metafisica, cerca la sovra-coscienza e mira dunque al superamento di sé stessa. Applica a sé gli strumenti della scienza spirituale e registra come essi agiscano su di sé e come quel sé reagisca alla loro azione: la scienza spirituale è sperimentale molto più di quanto non sia teorica. Il cambiamento, il riconoscersi mutare, è la ragione stessa dell’indagine, l’opera in sé.

Altra particolarità è che, se il risultato di ogni scienza è oggettivo nel senso che la validità di esso è universale e stabile una volta acquisito, quello della scienza spirituale è un risultato oggettivo sí ma applicabile soltanto al ricercatore. Inoltre la scienza fisica indaga una realtà considerata oggettiva e permanente, e muta affinandoli i suoi metodi al fine di conoscerla, mentre la scienza spirituale considera oggettiva, stabile e reale sé stessa e funziona come un setaccio rispetto allo svolgersi del mutevole mondo fisico, perché ne estrae gli elementi assoluti nascosti, ossia le leggi eterne, la cui permanenza le corrisponde. L’individuazione di queste leggi è una rivelazione e con ciò esse vengono assunte (perché riconosciute) come proprie dal ricercatore il quale acquista coscienza di esserne servitore ed espressione. Questo è lo stato spirituale di “correttezza”.

Esiste comunque un’universalità dei risultati raggiunti: il mutamento che il ricercatore è in grado di riconoscere avvenuto in sé come conquista si comunica a tutti i suoi simili [1] per quel fenomeno detto, nella moderna biologia, di “risonanza morfica“, che è alla base del Lavoro Spirituale tradizionale dalla notte dei tempi, e nell’ambito del quale si chiama “influenza spirituale”. L’avvicinamento del mondo fisico a quello metafisico, che è un processo radicalmente trasformativo sebbene sia rivelativo, passa per queste acquisizioni, e altrettanto la predominanza della sovra-coscienza sulla coscienza biologica.

NOTE
[1]
– Il termine viene qui usato in senso ristretto, giacché la similitudine non investe l’intera specie umana (come avviene in senso biologico) ma quelli tra gli uomini che, come dice la Tradizione, “hanno Dio negli occhi”.

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