Memento mori

Molti sono nella storia dell’umanità i miti e i riti di morte e rinascita, legati per lo più ai ritmi della natura e alle opposte polarità del tempo ciclico, nella circolarità del quale tuttavia esse coincidono. Ma poiché le nascite sono sempre eventi lieti mentre le morti sono sempre eventi tristi, ove morte e rinascita coincidano, la nascita (i natali) è ricordata ed esaltata (perdendo però il senso di ri-nascita) e la morte è obliata nell’inconscio. Ma se l’evento fosse considerato come unico (vi è un momento magico, secondo gli Egizi, in cui la notte cessa e l’alba non è ancora spuntata, ed è un varco per i mondi invisibili) si tratterebbe in effetti della conversione dell’uno degli eventi nell’altro: la morte allora dovrebbe avere una sua dolce e nobile bellezza, per potersi trasformare in una bella e nobile nuova luce. In effetti, belle morti ce ne sono, e di vario tipo… quella che è semplice esaurimento della vita, quella che è una nascita altrove, quella che è un banale avvenimento lungo una vita eterna… Quando muore qualcuno in questo modo, c’è comunque da rallegrarsene per lui; se lo si amava ci si può dispiacere per sé stessi, ché non lo si incontrerà più allo stesso modo, ma deve essere un dolore rapido, di quelli che durano tre giorni e vengono sostituiti da una dolce e confortante malinconia. Quel morire non è un male, è un evento positivamente risolutivo, che ciononostante, non deve essere perseguito: nel mondo delle sottigliezze deve invece essere meritato, e così, quanto più a lungo (se utilmente) si vive, tanto più modo c’è di guadagnare quel merito. Una vita spiritualmente utile, cioè capace di accumulare luce, può far meritare la migliore di queste belle morti: quella in vita, che rende vita e morte identiche ed annulla entrambe. Questo tipo di morte è premio in sé stessa, diversamente da quelle che danno soltanto accesso – secondo la speranza del fedele – al premio in un altro mondo. La vita eterna infatti non può essere successiva a una vita temporanea… ciò che è eterno non può avere discontinuità. La vita eterna però è estinzione, e l’estinzione è la diluizione dell’essere (individuale) nell’Essere (Unico). Il cristallo di sale sciolto in acqua marina, questa è l’estinzione. Questa morte è una soluzione, in tutti i sensi in cui questa parola si usa. È una transizione di stato invisibile all’osservatore esterno, che definisce vivo colui che è disciolto nell’essere e lo chiama morto solo quando non gli risulta più come presente nella sua realtà. Ma egli è oltre il tempo, la vista dell’osservatore no.

Il memento mori (“ricordati di morire”) è un incoraggiamento, come a dire: persisti e persevera, chè ogni difficoltà ha un fine e avrà una fine pacifica e gloriosa se si saprà far virtù della vita tanto da renderla immortale con una bella morte: quella.

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