Giorni epagomeni

Viviamo giorni strani, sospesi… non ci siamo abituati, noi, ma gli antichi egizi avevano un periodo, ogni anno, in cui assaporavano la sospensione, il vuoto che c’è tra un periodo terminato (un anno, nel loro caso) e l’inizio del periodo successivo.
Erano giorni, detti epagomeni, in cui non si sapeva se un inizio ci sarebbe ancora stato, e quindi si viveva un’attesa, un’apprensione… e si stava, in questo, costretti all’inattività, quasi a fiato sospeso.
Giorni in più, che non appartenevano al tempo, ma allo spazio, piuttosto.
Si diceva, agli egizi, di non uscire di casa la notte (e anche il giorno se potevano) per non esporsi agli attacchi dei geni-macellai al servizio della dea Sekhmet, la Potente, la mangiatrice di sangue, dalla testa leonina.
Era nel potere di questa dea scatenare la propria ira distruttiva, oppure desistere, rabbonita dalle offerte e placata, saziata dalle libagioni, secondo l’antico mito che la riguardava… tutto dipendeva dalla sua decisione, quindi meglio non irritarla, standosene buoni buoni a casa in silenzio.
Era molto forte, per l’egizio, il valore di questa sospensione, che rinnovava in lui la consapevolezza che nulla è dato per scontato, e che non è detto che domani si mangi.

Ora, i miti (e le religioni che li alimentano da sempre), adombrano verità che risiedono nella realtà viscerale di cui noi viviamo la schiuma, quell’effervescenza emersa dal suo ribollire. La Potenza dello “Spirito Divino” (Sekhmet) è qualcosa che sempre alimenta la vita, che ci dà da vivere; ma solo se essa è nella misura (che gli egizi chiamavano Maat), cioè in quell’equilibrio che è consentito dalla capacità di assorbimento medio del sistema vivente nel quale viene immessa.
La Potenza è necessaria; ma se non è controllata, è distruttiva. Ora, nei giorni epagomeni come questi è giusto chiedersi: è controllabile? Se la Potenza, rispondendo a una Necessità sconosciuta, intervenisse con una intensità improvvisamente superiore alla possibilità di assorbimento progressivo del vivente medio, cosa accadrebbe? Semplicemente che tutti quelli che non fossero stati per tempo addestrati e preparati a questo evento, e quindi non avessero maturato una maggiore capacità di assorbimento, ne sarebbero inceneriti. Sekhmet è detta la fiamma di Ra, e anche il suo occhio, la sua coscienza vigile, la ragione della sua opera … era temuto questo evento, perché lo si riteneva possibile, quasi probabile, tanto che il poter placare Sekhmet era un miracolo rinnovato.
Ma era temuto piuttosto dagli impreparati, i molti… perché i pochi a lungo preparati, anzi, avendo acquisito una maggiore capacità di assorbire, costretti alle limitate quantità che li affamano, agognano ancor oggi di essere saziati e invocano il nutrimento di quella Sostanza.