Il governo dei migliori

I figli dell’uomo si sono dotati di diversi sistemi di governo della cosa pubblica, tra i quali hanno giudicato essere uno il più equo: la democrazia. Sistema comunque imperfetto, ché, nei momenti di decadenza dei valori umani corrispondenti alla disconnessione con la Potenza dell’Assoluto (determinata beninteso dall’allontanamento di quest’ultimo) e di ampia prevalenza numerica dei meno illuminati, rischia di far emergere i peggiori tra i peggiori, chiamandoli a governare.
Questa eventualità è osservata con distacco dal figlio di Dio, consapevole che ciò non si determina altro che per il bene: il fatto che ognuno possa avere l’occasione di dimostrare quel che vale e subirne le conseguenze è infatti un gran bene, perché, senza ulteriori sforzi, consente l’auto-eliminazione spontanea della negatività che tende a incarnarsi dove trova terreno umano adatto. Essa, in un caos ingovernabile, apparentemente trionfa (in realtà straripa) e vi consuma subito la propria carica, eseguendo il proprio inconsapevole compito di favorire la fase finale del Progetto di esaurimento di un ciclo putrescente perché ne nasca un altro.
Quanto prima ciò avviene, meglio è. Che vincano dunque i peggiori.

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