Gestire il potere

La “potenza” è la disponibilità di risorse ed energie capaci di produrre un atto, ossia di operare sulla realtà in modo significativo e tale da modificarla. Questo atto, o azione, è il “potere”.
Va da sé che il potere consuma la potenza, perché esaurisce la potenzialità attuandola.
Sul piano dei Mondi Superiori la Potenza è infinita, e di conseguenza lo è il Potere, come testimoniano la Creazione permanente (che è appunto l’attuazione dell’intenzione divina) e la conseguente affermazione tradizionale: “Non c’è Gloria né Potere al di fuori di Dio“.
Sul piano umano, per chi ignori che non c’è nulla “al di fuori di Dio“, l’esercizio del potere ha il limite della potenza, esauribile questa, di cui il potente dispone.
Quanto l’uomo ha saputo escogitare è che tale potenza – che nella sua forma animale ancestrale è nient’altro che quella sessuale e generativa – possa essere rappresentata (e sostituita!) dal denaro, in quanto ha la possibilità di comprare quel che si vuole e che manca… in potenza! Ché, se lo si spende, applicando il potere sulla realtà circostante, esso finisce.
Ragion per cui deve essere accumulato e rinnovato continuamente, tanto che alla fin fine il potere esercitato non serve ad altro che a questo (lo si chiama “investire”).
Per fare denaro ci vuole denaro, e per farlo bisogna quasi accidentalmente produrre qualcos’altro, che altri comprino: da qui nascono tutte le dinamiche socio-economiche e le strutture che le sostengono, indipendentemente dalla forma politica che la loro composizione assume.
Il potere politico dipende così dalla potenza economica che lo sostiene e l’apparato politico di per sé appartiene al novero di quelle cose che accidentalmente vengono prodotte dal processo che si è descritto, di modo che “l’idea politica” si vende e si compra, e deve essere remunerativa (deve vendersi bene); se non lo fosse abbastanza bisogna sostituirla con prodotti politici più efficienti a quel fine. Non deve essere realizzata (non è potenza!), ma solo venduta.
Il potere politico è dunque labile, dacché un programma politico è qualcosa da vendere e da consumare: ha per scopo quello di realizzare le condizioni sociali migliori per sostenere il circuito potenza-potere-potenza, che per sua natura è sempre più esigente perché tende ad esaurirsi, dal momento che l’accumulo progressivo ed inevitabile di denaro/potenza nelle mani di pochi rende tutti gli altri troppo poveri per poter acquistare i beni “accidentali”, che sostengono il sistema, compresi i programmi politici. Si tratta di un “sistema dissipativo” (quanto lo è l’uomo stesso) che produce caos per necessità connaturata.
Ma gli uomini devono pur trovare un modo di stare insieme, qualcosa che rappresenti e formalizzi le loro relazioni e le istituzionalizzi; e devono farlo in modo coerente con la loro natura intima. Hanno trovato questo, e a ben guardare, finché si tratti di uomini, non sembrano essercene altri. Se non piace, ci si estragga dalla (propria) umanità.

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