Le cause complesse

La infinita complessità della Manifestazione lascia apparire alla coscienza organica la sua superficie, mobile come quella del profondo oceano, e estremamente ridotta rispetto alla massa della sostanza che la sostiene. Quel che appare è detta e ritenuta essere “la realtà”.
Chiunque si renda conto che essa è solo quanto appare può comprendere che si tratta del prodotto ultimo, sintetico e sommario, di una sistema di fattori, un interfaccia con la coscienza.
Alcuni però ritengono che la realtà non sia un epifenomeno, ma quel che si costruisce artificialmente e subdolamente perché la si creda tale, dunque puro inganno. Sono convinti che “dietro” a questa apparente realtà vi siano oscuri poteri e macchinazioni diaboliche il cui fine è ingannare la “gente” per poterla manovrare; omettono di tener conto che la “gente” è fatta essa stessa di questa realtà superficiale, è essa stessa “fenomeno”, e si limita quindi, per forza di cose, a viverci immersa.
Risalendo alle cause di questa realtà fittizia, i retroscenisti individuano dunque eventi, personaggi e volontà senz’altro malevole, ne svelano l’esistenza e si adoperano perché sia squarciato il velo dell’inganno, della “manipolazione del consenso” e della “ipnosi collettiva”, mentre lanciano vittimistiche grida di sconforto quando temono di non essere creduti, sebbene portino sempre “prove” di quanto dicono.
A parte il fatto che non fanno altro che sostituire una falsa realtà illusoriamente rassicurante – perché in qualche modo logicamente interpretabile – con un’altra falsa realtà, oscura e paurosa, dichiaratamente incontrollata qual è la realtà paranoica, commettono un’errore metodologico: non risalgono abbastanza all’indietro nel cercarne le cause. Riprendendo la metafora dell’oceano è come dire che la loro verità non è sul pelo dell’acqua ma si trova a un metro di profondità, non oltre. È una sub-realtà la cui ricerca diventa tanto ossessiva da crearla (paradossalmente!) quando non ci fosse.

Ogni strato della realtà che si prenda in considerazione in questo modo, prevede una qualche celata potenza che l’abbia, più o meno artatamente, prodotta.
Se si ha la costanza di risalire abbastanza all’indietro, o abbastanza in profondità, strato dietro strato, non si potrà che giungere – ineluttabilmente – alla Causa Prima, la Potenza unica ed assoluta, l’Onnipotenza, la Causa delle cause, pervenuti alla quale non vi ha alcuna possibilità di essere vittima di qualsivoglia realtà contraffatta, ma anzi si sarà conseguita la potenzialità di esprimere una propria realtà quale espressione della Realtà dietro la quale non vi è che il Nulla.

La realtà indagabile corrisponde alla Manifestazione nella sua interezza spazio/temporale, la cui comprensione richiede di risalire alla Fonte metafisica, che è l’unica vera Realtà. Tale indagine, fatta da un dietrologo patologico, avrà tuttavia svelato solo nefandezze (ma ogni seria indagine sulla realtà non può essere che un viaggio all’interno di sé stessi) e se sarà giunta alla fine, cioè all’origine di ogni cosa, avrà trovato un Dio terribile, oscuro, cattivo, il demonio… Ma la perfezione dell’Assoluto Uno non può emanare che perfezione e dunque si dovrà fare i conti con questa contraddizione, che può risolversi solo così: o tutto quello che era stato creduto falso e malvagio non lo era, o il male è parte del bene.
Insieme, i due concetti forniscono l’ipotesi che il male sia uno strumento del bene, essendo l’uno e l’altro riferiti tuttavia non a un soggetto (qual è l’indagatore di complotto) ma al Progetto divino, cioè – nella prospettiva escatologica -, alla realizzazione del Vero e Reale nell’Uomo Perfetto, ormai inumano.
Che questa realizzazione debba passare per soggettivamente dolorose perdite di ogni cosa, comprese diverse vite, e di attraversamenti di catastrofi di ogni genere ed estensione, è cosa nota a qualsiasi ricercatore dello Spirito che abbia fatta propria la promessa escatologica contenuta nella sua natura di figlio di Dio. Questi dunque non vedrà in ogni avvenimento altro che la Luce che attua questa promessa, e non vi vedrà che una sola ferma Volontà, quella che ogni volta egli prega che sia fatta; non troverà rilevante che essa si attui in un modo piuttosto che in un altro, purché si attui; e infine non interferirà.
Agli altri un comprensibile panico che cerca a tutti i costi una ragione che possa evitargli di straripare nella follia (dato che la più grande delle paure è quella di cui non si conosce l’origine), e che denuncia impotenza, l’impossibilità di riconoscere e realizzare in sé e per sé la potenza dell’Essere.

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