Il senso del sacro

Il senso del sacro è innato nel figlio di Dio, e, se fosse caratteristica esteriore, lo svelerebbe agli occhi del figlio dell’uomo.
Viceversa esso traspare solo nelle motivazioni profonde delle sue scelte, che sono spesso oscure persino a lui, pur essendo imperative.

In lui si manifesta quanto risponde all’intuizione di F. Schuon che lo radica nel mondo degli assoluti criticando “l’illusione di costruire un uomo perfetto [al Insan al Kamil, ndr] partendo dall’individuale e dal terrestre, mentre l’umano ideale trae la sua ragion d’essere, e l’intero suo contenuto, da ciò che oltrepassa l’individuo e la terra”.
Il senso del sacro quindi, riferendosi al rispetto dell’Assoluto, è rigore, esige correttezza; non per scelta morale ma per necessità che non dà meriti. È la segnatura dell’innesto della dimensione di luce che distingue il figlio di Dio.
Il rigore trova espressione nella coerenza, armonia ed equilibrio di elementi, quindi nella bellezza, che tenta di realizzare anche componendo l’esistere nel mondo fenomenico e l’essere nel mondo degli assoluti.
Ma, presente nel cuore (qalb) del figlio di Dio, l’Assoluto funziona come un “La” sul quale ogni strumento (ogni atto) debba accordarsi, e ove non vi sia il “La” decade il riferimento attorno al quale generare armonia. Per questa ragione essere coerente ed armonico con la propria natura – con il divino in sé – anche nell’esistere, fa emergere fatalmente discontinuità, squilibrio e frizione col mondo dei figli dell’uomo, che non hanno questa istanza innata, e realizzano la loro transitoria coerenza attorno ad altri, più contingenti ed instabili, valori fenomenici. Questa è la personale jihad del figlio di Dio immerso nel mondo umano; il suo sforzo interiore genera movimenti armonici e ordine nel caos, rendendolo un “attrattore”, elemento pantocratore, dunque cristico. Ordine che beninteso non abbatte il caos, ma ne isola la coerenza interna e ne svela le ragioni, incomprensibili alla ragione della coscienza organica.

Il senso del sacro individua nel caos la bellezza e la perfezione assoluti del Progetto di cui ha percezione sempre molto viva e potente; e l’azione dell’Assoluto alla radice della propria manifestazione, tanto multiforme e complessa da apparire caotica; e si risolve nella chiarezza di comprensione, immediata e intuitiva, dei movimenti sottesi ad essa e dei loro esiti escatologici, cui il sacro è intimamente connesso e che si identificano con la realizzazione stessa dell’Insan al Kamil, l’uomo di Luce.

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