Stati di coscienze

Si assimila spesso il concetto di “stato di coscienza alterato” a quello di “stato spirituale”, ma si tratta di cose differenti. Sarebbe forse più facile se si parlasse di “stati di coscienza organica” e “stati di coscienza spirituale” e li si considerasse capaci di compresenza, come i rispettivi “bassi ed alti mondi”, dell’interpretazione dei quali sono responsabili.
La letteratura considera solo la coscienza organica, perché è quella che la scienza sperimentale è in grado di indagare: tra gli stati alterati sono considerati l’innamoramento, il sogno, il coma, la meditazione, l’alterazione – anche rituale – da sostanze psicotrope…; le quali ultime, ad esempio, sono assolutamente e severamente vietate a chi persegue una Via spirituale tradizionale, persino quando usate per terapie psichiatriche, a riprova che lo Spirito non ama le “alterazioni” della mente, ma vuole lucidità d’intenti e chiarezza di volontà. Fa eccezione l’innamoramento, unica “alterazione” ritenuta necessaria. La meditazione poi non è uno “stato”, ma un atto (preghiera) che può, o no, generare uno stato di coscienza “alterato”. Altri aggiungono l’estasi e la veggenza, riferendosi alle esperienze delle apparizioni mariane, studiate e classificate come “stati alterati” specifici.
“Alterato” finisce così per significare “straordinario” rispetto allo stato di veglia vigile ordinario, sebbene la neurologia sembri orientata a considerare ormai come “ordinaria” una gamma più ampia di stati possibili, considerando le varie nuances della vigilanza.

Ebbene, esiste parallelamente una ordinarietà di stato della coscienza spirituale, la cui specificità è di “avvertire, comprendere, valutare” non l’individuo organico in relazione con la realtà naturale in cui è collocato, ma l’Essere, immerso nella sua Realtà metafisica, della quale consente dunque la visione (non la veggenza!). Se poi questo Essere fosse calato in una condizione organica (fosse incarnato), che utilizzi anche le facoltà della coscienza organica di cui dispone, sarebbe semplice conseguenza.

Gli stati spirituali sono nella Tradizione generalmente indicati come acquisibili per gradi, ognuno dei quali, una volta stabilizzato, è chiamato “stazione” (maqam, pl. maqamat); il loro numero e le loro caratteristiche variano, e rappresentano comunque delle schematizzazioni didattiche. La loro realtà è di essere unitari e compresenti, dati fin dall’inizio in potenza nel figlio di Dio, come sovra-coscienza; la loro attuazione consiste nel trasferimento della radice della coscienza dalla sua base organica alla radice metafisica dell’Essere; è l’attrazione “in alto” dell’essenza nucleare dell’adepto (simboleggiata dal rapimento in vita sul carro di fuoco, o dall’assunzione) ove si stabilizza come nucleo di coscienza spirituale, le cui varianti costituiscono gli stati spirituali attivi nei loro diversi gradi, varietà di Potenze specifiche di essa, non necessariamente poste su una scala verticale, ma anzi dilatate radialmente, a disporsi come strumenti di coscienza cosmica.

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