Fonte ontologica

Si dice che Dio rispetto alla Creazione sia separato ontologicamente, sebbene non lo sia spazio-temporalmente, ossia fisicamente.
Essendo Egli Unico, la mente minore tende a separarlo dalla Sua stessa creazione, poiché il linguaggio dice che “unico” significa “solo e senza uguali”; ma, nell’Essere, l’attributo dell’Unicità (da “unico”) è indistinguibile da quello dell’Unità (da “uno”), che comprende ogni cosa e quindi è Tutto.
Se Egli è dunque il Tutt’Uno, la logica (il pensiero dialogante) impone anche l’attributo dell’illimitatezza e dell’inseparabilità dalle singolarità scaturite dalla Sua Manifestazione (necessaria emanazione che costituisce la qualità ontologica dell’Essere):
Egli è in tutte le cose, ma senza essere mescolato con esse o separato da esse.” (ḥadīth)
Di ogni cosa creammo una coppia perché possiate riflettere.” (Corano LI, 49)
Egli ha separato il prima e il dopo affinché potessimo comprendere che Egli non ha né prima né dopo.” (ḥadīth)

Ovvero tutte le coppie di opposti/complementari che generano la dinamica della creazione che ci appare come “realtà” sono il contrario della Sua Essenza, che è unitaria, per cui la nostra realtà è l’opposto della Sua, e questo ci guida ad intuirla.
Nella realtà umana è compresa la mente stessa, che è duale e funziona per misura e confronto dei termini logici: “Tra Dio e il creato vi è un velo, che è la natura stessa.” (Tabataba’i).
Quindi alla ragione umana va proposta una metafora (Corano XXIV, 35) tratta dalla materialità sulla quale si fonda il διάλογος:

L’acqua che sgorga dalla sorgente si separa (e sempre di più) da essa scendendo a valle, ma resta della stessa sostanza e rimane unita alla fonte dall’acqua sgorgata dopo e prima di lei, ché il torrente sfocia nella fonte.

Per ciò che concerne l’esperienza del figlio di Dio nei vari gradi di consapevolezza relativi ai diversi stati di coscienza spirituale che segnano il suo cammino di rivelazione, egli è come la molecola di quest’acqua la cui unità con la fonte è testimoniata (metaforicamente) dal fatto che non si possa dire “fonte” senza evocare “acqua”; per cui egli è fonte nell’essenza e in permanenza, quanto è acqua nella sua materia organica e nel suo scorrere (divenire); quanto alla terra che egli bagna nel suo percorso (di vita), essa è il brulicare delle singolarità del creato in dinamica tra loro.

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