Assoluto (essere e conoscere)

Gli Assoluti Realtà e Verità, che costituiscono Unità e Unicità, vanno estratti dalla infinita congerie dei loro sviluppi.
Il che significa che essi si declinano in modi affatto diversi nelle situazioni spazio/temporali in cui si applicano. Sono come la Tradizione, in questo senso, perché ne sono la fonte archetipale.
Gli Assoluti sono essenziali e veritieri perché non interpretabili ma solo constatabili; non sono modificabili ma costituiscono, nella loro stabile permanenza, riscontro per ogni valutazione degli affini; sono infatti perfetti.
Non sono concetti, frutto di pensiero umano, ma elementi ontologici fattuali, princìpi e colonne di fondazione di ogni costrutto della Creazione, sebbene essi appartengano all’Essenza.
La Creazione è la realtà umana, così come il pensiero è la verità umana; entrambi per loro natura dubitabili e perciò fonti di interpretazione, opinione, ideologia, ricerca, filosofia, scienza, arte… in sostanza di umanità.
Il dubbio però relativizza, allontana dunque dalla visione degli Assoluti Realtà e Verità e ciò è particolarmente rilevante perché esso è alla base della conoscenza umana, attraverso la quale, quindi, non si può mai pervenire all’Assoluto.

La conoscenza dell’Assoluto (Verità/Realtà) non può essere mai un processo graduale esteso nel tempo, come è la sapienza: è immediata e completa, subitanea e totale. La gradualità è necessaria però all’acquisizione, nell’umano, della condizione (si intenda: stato spirituale) nella quale è possibile ricevere la conoscenza dell’Assoluto; che assolutizza colui che la riceve, sottraendolo alla relatività dubitabile della condizione umana.
Il tempo, è stato detto, è ciò che separa il pensiero dall’azione, e, in senso più dilatato, ciò che separa il pensiero dall’esito di esso ottenuto mediante le diverse successive azioni.
Dire che la conoscenza assolutizza chi la riceve, a causa della sua subitaneità, equivale perciò a dire che questi viene sottratto al tempo: la sua realtà/verità rivelata non ha durata, ma solo presenza attuale nell’eterno presente. L’eternità è questo, perenne subitaneità… e tale è l’Assoluto.
Ma se così è, bisogna ammettere che la conoscenza, in chi si rivela, deve esserci sempre stata, deve essere perennemente contemporanea a quell’Essere, sebbene non necessariamente alla sua persona umana; la conoscenza dell’Assoluto finisce dunque per coincidere con l’Essere stesso: essere è conoscere e viceversa.

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