Voluntas Dei

Ci vuole una volontà ferrea e costante per riuscire a liberarsi della propria volontà e dire: sia fatta la Tua! nel senso particolare che equivale a dire: kun faya kun, sia ed è! passando dalla passività alla consapevolezza di essere semplice attività, ossia movimento dell’Essere.
Ci vuole una volontà attiva (che per alcuni corrisponde all’avere fede) per ottenere l’abbandono dell’essere nell’Essere e con ciò la potenza, in quanto potenzialità espressa guidata dall’intenzione. E questo abbandono si ottiene quando la propria volontà coincide con ciò che sarebbe stato comunque, e che chiamiamo “volontà di Dio”.
Se questa propria volontà è espressa prima che l’evento voluto si realizzi, viene chiamata profezia; se contemporaneamente, magia o miracolo.
Ma si  raggiunge la saggezza quando non si esprime più alcuna volontà, dato che è inutile, una volta che si sappia che essa è la stessa “volontà di Dio” e che essa si compie nel momento stesso in cui se ne sente sopraggiunta l’intenzione: pensiero ed azione diretta [1]. Inoltre la volontà è indirizzata sul mondo esterno, determinato ed “altro” rispetto al volente, il quale, una volta estinto l’io psichico ed essendosi immerso nell’assoluto, non ha alterità sulle quali desideri o possa agire: egli fa quello che è lui stesso, nello spazio/tempo assoluto.
Ciò si traduce nell’essere sostanzialmente tramite degli avvenimenti e dunque realizzatori della “volontà di Dio” senza interferenze, e si realizza nella mera presenza, per cui al figlio di Dio realizzato non resta che vivere, pienamente ma semplicemente ed anzi essenzialmente, tuttavia essendo, questa sua vita anonima ed invisibile, preziosa per la manifestazione del divino. Ciò perché vivere non è più fare consumando un tempo, ma è soltanto essere nel qui e ora perenne.

NOTE
[1]“Quando io mi spoglio della mia volontà… senza volere più nulla per me stesso, bisogna che Dio voglia per me: se mi trascura, egli trascura se stesso. Così è sempre: quando io non voglio nulla per me, Dio vuole al mio posto. Ma… che cosa vuole Dio per me, quando io non voglio nulla per me? Se io ho rinunciato a me stesso, bisogna necessariamente che egli voglia per me ciò che vuole per Se stesso, nel preciso identico modo e né più né meno di ciò che vuole per Se stesso“.
[Eckhart]

2 pensieri riguardo “Voluntas Dei

  1. Buongiorno.
    Mi confronto con lei su alcune sfumature che colgo nel suo scritto, anche se probabilmente dette sfumature sono il frutto della mia interpretazione che è il prodotto della meraviglia delle infinite unicità, pur essendo tutti Uno.
    Comunque, frasi come «questo abbandono si ottiene quando la propria volontà coincide con ciò che sarebbe stato comunque», oppure «si raggiunge la saggezza quando non si esprime più alcuna volontà, dato che è inutile, una volta che si sappia che essa è la stessa “volontà di Dio”», mi suscitano un moto di impalpabile perplessità, una specie di “si, ma…”, che anche se viene subito riarmonizzato dall’accordo con sue parole seguenti, mi fa sorgere la domanda: «non si sarebbe potuto dire altrimenti?», e poi però… «quanto detto esprime esattamente quanto concepito».
    Concordo che, fintanto che l’essere non realizza (“acquisce la coscienza di”) la sua Natura, e si vive di identità separata, la volontà di potenza e controllo – canalizzata dall’arbitrario “meglio” concepito – lo porta sui sentieri impervi della inutile sfida alla non concepita Perfezione della Creazione.
    La realizzazione della sua Natura trasforma però la sua volontà/arbitrio in volontà/gioco della libertà nella Libertà, che propone alla Perfezione delle opportunità sperimentali che nell’infinita Creazione è possibile trovino nuovi spazi, non necessariamente vincolati da altri elementi incombenti: perché la libertà è la Libertà.
    Per una tale coscienza vissuta anche nella carne, la volontà è creazione in attesa di un sorriso dell’Assoluto, scevra dalla pretesa di efficacia, nella consapevolezza di essere un infinitesimo dell’infinito, con il dono di un “punto di vista” di cui proporre l’intersezione con gli altri infinitesimi, e quindi un dono per tutti i coinvolti nel piano sperimentale, di cui la Perfezione attuerà l’Attimo.
    Non so se mi sono capito, ma nelle due frasi questo non mi sembra compatibile, perché mi lasciano intendere una sfumatura di alterità della natura dell’infinitesimo con la natura dell’infinito.
    Ma probabilmente è solo una mia impressione.
    Grazie dell’occasione di riflessione che le sue parole, come in altre occasioni, offrono.
    Un saluto, Luca

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    1. Pare che si tratti davvero di sfumature… Credo che tutto si risolva nel fatto che il Creato non è il Manifestato.
      Nell’annullamento (fana’) che è la condizione in cui è possibile davvero una totale adesione alla volontà di Dio, la possibilità che questo si realizzi è proprio nel fatto che non vi è più alterità tra l’infinitesimo (come lei lo chiama) e l’Infinito… meglio, nelle rispettive coscienze di essere (o stati di coscienza).
      Se questo sembra limitare la libertà dell’infinitesimo (il quale creativamente vorrebbe rivendicarne l’esercizio all’interno della creazione) è al contrario il trionfo di essa, dal momento che una libertà assoluta è concepibile solo nell’Essere dalle infinite possibilità (potenze)di manifestazione: annullatosi l’infinitesimale in Esso ecco che solo allora acquista tale infinita libertà! Solo che – e qui trovo forse la ragione della Sua osservazione – essa non è la sua, ma la Sua! E non si esercita sul Creato (che risponde a leggi di Necessità che limitano persino la volontà di Dio, sebbene tale leggi ne promanino); si esercita nel Manifestato e si realizza, eventualmente, insh’Allah, nel Creato. Ed “eventualmente” significa: ove, tra le infinite manifestazioni, si reifichi ( cioè si “crei”) proprio quella sulla quale, all’interno della manifestazione, si è detto: kun faya kun con atto di libertà e volontà non propria.
      In altre parole: occorre rendersi conto che la vera volontà/libertà creatrice si esercita a monte del Creato e si esprime proprio nell’introdurre in quest’ultimo l’elemento manifestato prescelto, che risponderà alle leggi di Necessità che governano il Creato. Nel creato non vi sono libertà né creatività davvero possibili, ma illusioni di esse.
      Più che darLe una risposta ho cercato di ragionare con Lei sull’argomento, che di riflessioni è probabilmente ancora molto gravido… spero sia stato utile.
      Con Dio

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