Tempora et mores

Si immagini di star seduti davanti a una finestra e di veder passare progressivamente le varie fasi di una vita umana (qui considerata quale evento esemplare): nel tempo lineare si vedranno scorrere nell’ordine la nascita, i vent’anni, i quaranta e i sessant’anni e poi la morte; dopo un certo tempo senza visioni, si vedrà ancora una nascita e poi i venti, quaranta, sessanta anni, e ancora una morte, e con ciò si trarrà la conclusione che si tratti della vita di un secondo uomo. Nel tempo ciclico, dopo aver visto la morte della prima vita, apparirà, dopo identico intervallo, la visione dei vent’anni, è poi degli altri, usque ad (secundam) mortem et ultra. Ciò perché nella circolarità del tempo ciclico la morte della prima vita e la nascita della seconda coincidono, dato che in un cerchio qualsiasi punto è inizio e fine della circonferenza. La conclusione che se ne trarrà è che non vi siano soluzioni di continuità tra una vita e l’altra e che entrambe appartengano allo stesso uomo la cui fanciullezza si rinnova a intervalli regolari. Né vi siano pause di vuoto a separare un individuo (o una vita) dall’altro. Inoltre, nel tempo lineare l’osservatore vedrà apparire alla finestra solo un evento per volta, mentre in quello circolare l’osservatore vedrà un evento in primo piano e sullo sfondo quello che gli è diametralmente opposto, sicché, rispetto all’altro, avrà una percezione di profondità tridimensionale e di simultaneità degli eventi negata al primo; ogni cosa e il suo complementare polare appariranno contemporaneamente e non consentiranno punti di vista troppo netti o drastici.

Si comprende con facilità come la coscienza che indaga ed interpreta il tempo lineare produca una visione della realtà ben diversa da quella che contempla il tempo ciclico. Quest’ultima vede infatti solo l’Unità che manifesta singolarmente i suoi aspetti parziali come fatti discreti (ma complessi, nella profondità) e non vedrà mai vuoti; l’altra vede solo un brulicare di frammenti sconnessi, e di vuoti che li separano. Due realtà completamente diverse e due modi del tutto diversi di concepire sé stessi: nel tempo lineare non si è altro che uno dei frammenti in interazione discontinua con gli altri; nel tempo ciclico non si può concepire altro che l’Unità e poiché la si vede manifestarsi, ci si concepisce come sua manifestazione e in definitiva come unità che osserva sé stessa. E inoltre nella prima coscienza esiste la morte, anche la propria, e su questo fatto si conforma l’esistenza; non nella seconda. Coscienza del figlio dell’uomo la prima; coscienza del figlio di Dio la seconda.

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