Gerarchia

L’insegnamento tradizionale secondo cui il discepolo deve assimilare gradualmente gli stati spirituali del Maestro fino ad identificarsi totalmente con lui, di modo che non il discepolo divenga maestro, ma il maestro si “incarni” nel discepolo, è anche, di fatto, una metafora (operativa perchè atto imitativo, simpatico) dei processi che conducono all’estinzione nell’Essenza. E ciò, su un piano ancora più profondo, evoca la sublimazione del Relativo nell’Assoluto, nella misura in cui l’Assoluto “discende” nel relativo, “bruciandolo”.

Mentre la prospettiva viene così rovesciata: il discepolo non deve sforzarsi di ascendere, quanto piuttosto deve operare al fine di rendersi recipiente abbastanza capiente da accogliere l’Assoluto la cui forma rivelata gli compete specificamente e lasciarsene divorare come il fuoco divora il legno, si osserva come l’Assoluto, nelle sue successive incarnazioni sia perennemente presente, attraverso il susseguirsi dei suoi interpreti, le cui peculiarità interpretano la Sua attività nel modo più adatto al tempo/spazio in cui esse si attualizzano. L’Assoluto si manifesta così – quando ciò avviene -, nel relativo,  attraverso gli Elohim (tutto ciò che Dio è), raggi di manifestazione che costituiscono una Gerarchia di Essenze, di Assoluti, operativi nei due mondi per tutto il tempo/spazio in cui “il fuoco brucia”, cioè fino alla “estinzione” e sublimazione completa del combustibile. Il processo iniziatico definisce dunque due stadi principali, il primo dei quali consiste nell’espansione (che produce capienza e discesa) e il secondo, successivo alla presa di possesso dell’Essenza, nell’estinzione progressiva, che produce la successiva risalita.

La Gerarchia spirituale non ha mai posti vacanti, perché è costituita di assoluti eterni, passibili tuttavia di essere contingentemente incarnati. I maestri della Tradizione descrivono la Gerarchia come costituita da Enti, parte dei quali (ai livelli più elevati) non incarnati o disincarnati; gli altri, incarnati, sono costituiti da esseri umani portati a quel livello, alla “morte” (o disincarnazione) dei quali subentrano quelli del grado immediatamente inferiore. Si produce quindi una sorta di sfumatura, un gradiente, a temperare la diversità e descrivere una continuità tra la condizione umana incarnata e la condizione inumana, spirituale e disincarnata, che appare penetrata nella materia umana come radici nella terra, senza mai essere umana come la radice non è mai terra.

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