Libero servitore

Può dirsi veramente libero solo il Servitore, perché attua la potenza del proprio Signore, la volontà del Quale egli non può che condividere dato che Egli è la sua sovra-Coscienza identificata, quindi la fonte stessa della volontà. Per ottenere questa libertà, il Servitore deve trovare il suo Signore; fino a quel momento egli non esercita una libera volontà, ma una reazione, più o meno ordinata, agli eventi ai quali è sottoposto; ed è azione tanto necessaria quanto cieca, poiché è la volontà che rende creatrice l’azione, mentre la reazione è difensiva o adattiva, ed è spontanea, istintiva e fisiologica.

Il Signore è la sovra-coscienza attiva verso la quale migra la coscienza naturale (re-attiva) del servitore. La sovra-coscienza è attiva e non proattiva, sebbene sia potenza pura, perché è collocata nell’eterno presente, e dunque in una zona del tempo/spazio che non prevede futuro, perché non ha svolgimento lineare. La sovra-coscienza è stabile (permanente) e produce una dinamica attraverso il servitore. È volontà, e la volontà soltanto è capace di modificare la materia naturale, attraverso l’applicazione della forza; e questo è il lavoro. Il lavoro è dunque dinamica tra azione e reazione, tra forza e resistenza: dinamica simile a quella che si stabilisce tra Signore e Servitore, nel senso che il servitore reagisce e resiste alla volontà esercitata dal Signore, energia pura priva di azione ma responsabile dell’azione modificatrice; il servitore agisce sulla propria materia e natura, e questo è Lavoro. L’azione modificatrice della volontà espressa dalla sovra-coscienza è simile a quella del fuoco che rende malleabile il metallo e che, oltre, lo sublima. Ogni malleabililtà che forgia è dunque un passaggio, un prodromo della smaterializzazione, nella quale consiste la libertà:

La potenza contraente è un Fuoco che supera tutti i fuochi; il movimento non lo può vincere né altro, tranne il suo stesso eccesso; cioè non può risolversi in non-materia se non comunicando la propria potenza allo spirito, spazio materializzato, per farne un Fuoco identico a sé, perchè l’azione contraente, materializzante, cessa quando la sostanza su cui agisce le è diventata uguale. (R. A. Schwaller de Lubicz)

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