Il terzo istinto

Quella che abbiamo più volte chiamato qui “naturale religiosità” umana, è ora indagata – lo abbiamo appreso – in ambito universitario come “istinto alla divinità“, istinto che si aggiungerebbe agli altri due fondamentali propri degli animali (sopravvivenza e procreazione) e che apparterrebbe solo all’umanità. Sospinto da questo istinto l’uomo avrebbe sviluppato le sue proprietà specifiche di linguaggio e pensiero, quindi di coscienza, proprietà sviluppate dagli altri animali in forme diverse, bastevoli a rispondere ai soli due primi istinti. Caratteristica “psicologica” di tale istinto sarebbe una perenne inquietudine sia esistenziale che culturale, ovvero il persistente stato d’ansia e d’incertezza in cui l’uomo versa.
Ci rallegriamo che il tema sia stato incluso tra quelli degni di ricerca, in area peraltro inusuale perché tecnica ingegneristica, e qui ci fermiamo; non senza aver affermato che l’esito prossimamente futuro di tale spinta istintuale che gli autori della teoria sembrano prevedere o auspicare, è da noi né desiderata né temuta, convinti come siamo che l’umanità incontrerà il limite della possibilità evolutiva che avrà saputo costruirsi, senza che questo debba turbare alcun equilibrio nella Creazione, se non nel costituire quella fluttuazione che caratterizza periodicamente un sistema vivente (aperto e in equilibrio dinamico) e che esso è notoriamente, per la scienza, capace di assorbire, tanto che anzi ne costituisce la forza rigenerante.

La “divinità” non è potere, è Potenza. Dio è onnipotente in quanto è “il tutto in potenza”, e la natura (o Creato) è la congerie degli infiniti atti possibili reificati di tale Potenza. Il Creato è capace di autoriprodursi e quindi esso, sebbene la creazione sia perenne, procede secondo una propria dinamica autonoma che per alcuni è evolutiva, per altri adattiva, ma che non sembra seguire un progetto se non quello che è inscritto nella Necessità che gli è intrinseca (sopravvivenza e riproduzione).
L’uomo che aspiri alla divinità, non può che aspirare alla propria divinità, che – ripetiamo – non consiste nell’avere potere su alcunché, ma nell’essere in Potenza quello che si è. Egli può aspirare alla “propria” divinità nella misura in cui questa sia stata inscritta nel suo progetto, e in questo caso tale aspirazione potrebbe manifestarsi come una necessità vitale paragonabile a un istinto, ma solo per forza coercitiva esercitata dalla destinazione o compimento, che chiama a sé quell’individuo.
Chi, pur appartenendo all’umanità, non si vede costretto a rispondere a questo richiamo, non ha evidentemente il “terzo istinto”, e quindi potrebbe essere iscritto tra quegli animali che, pur avendo sviluppato sistemi di comunicazione o linguaggi estremamente complessi, come le api, rispondono a due soli istinti primordiali e non aspirano a diventare Dio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...