Ricomincio da capo o È già ieri

I due film che hanno questi titoli descrivono, forse involontariamente, l’iter della coscienza umana legata al tempo lineare nella dinamica con il tempo ciclico, rappresentato, nella trama, dal ripetersi dello stesso giorno medesimo con la sola variabile del comportamento del protagonista che determina modificazioni del contesto senza che la cosa abbia alcun valore, dal momento che ogni alba riproduce sé stessa identicamente. È ovvio che l’azione umana risulta ininfluente fino a condurre il protagonista alla disperazione e al suicidio, che gli permette di scoprirsi immortale rispetto al tempo ciclico. Egli si muove ed agisce, ma, alla luce di questa scoperta, si rivela strutturalmente parte del meccanismo stesso che lo imprigiona dentro la sua ciclicità e forse – proprio perché unica variabile attiva – autore egli stesso della ripetitività spazio/temporale. La coscienza umana è capace di interpretare soltanto la linearità del tempo/spazio che dà l’illusione di una evoluzione dovuta alla propria azione la quale, altrettanto illusoriamente, gli appare come capace di determinare gli eventi. In realtà è una mosca imprigionata in una sfera di cristallo, libera di volare, ma costretta a prendere atto del limite della propria prospettiva quando urta sulla superficie della sfera che, trasparente, gli offre tuttavia l’illusione di essere libero. Ma la scoperta della propria immortalità equivale a scoprirsi abitante del tempo/spazio ciclico, e del fatto che solo la propria coscienza ha il limite della linearità, non la sua Essenza, che ha dimensione cosmica; e che quindi la coscienza acquistata di essere figlio del mondo ciclico costituisce, o rivela, l’avvenuta liberazione dalla bolla mentre proprio afferma l’appartenenza ad essa. Il paradosso è quello in cui versa l’esistenza umana nella sua relazione con l’Eterno, ovvero con la stessa idea di Dio; ma, forse fortunatamente, la coscienza lineare non ne ha coscienza, e gli uomini muoiono come mosche.

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