Separazioni

Un discepolo su una particolare forma della Via, sottoposto a pesanti e dolorosissime esperienze di vita, cercava conforto presso il proprio Maestro, che gli rispondeva, laconico: “La sofferenza non è necessaria sulla Via”.
Eppure quella sofferenza era acuta, e non cessava. Rifletteva, perché quelle parole lo obbligavano a farlo; e si sentiva persino in colpa perché, in base ad esse, quel dolore era un peso che non avrebbe dovuto avere.
Un giorno, qualcuno dei nuovi discepoli gli parlò del proprio dolore e lui gli disse: “La sofferenza non è necessaria sulla Via… ma è inevitabile”.
Inevitabile perché non sapeva evitarla; ma inevitabile anche perché – rifletteva -, egli la sentiva come uno strappo, una lacerazione quasi della carne, e ciò significava che si trattava di una separazione da una parte di sé; la perdita di una persona cara era una separazione dalla propria linea di generazione e di concatenazioni umane, e la propria malattia era una separazione della propria essenza dal proprio corpo e dalle sue consuetudini: comunque, a guardar da vicino, non vi era dolore che non fosse dovuto a una separazione derivata da una perdita: di persone, cose, salute, lavoro…. Poiché – continuava a riflettere – la Via era tale perché si trattava di una allontanamento da un luogo fisico per andare verso un luogo metafisico, la separazione era l’essenza stessa della Via… dunque il dolore che ne derivava era inevitabile. E il più acuto derivava, in buona sostanza, dalla separazione da sé stesso, dalla perdita di sé stesso, che era il suo scopo.
Trovò questo pensiero, che gli giunse come una rivelazione, più esaltante che confortante… il dolore infatti rimaneva, ma aveva un senso, ed un senso così elevato da giustificarne interamente l’intensità. Il dolore, pur acuto, non gravava più come un peso sulle spalle, ma diventava quasi un carburante che rendeva il passo più vigoroso e rapido.
Se questa soluzione, questo scioglimento della densità del dolore, potesse considerarsi frutto della “protezione” che il cammino stesso garantisce, non era certo; ma se così fosse stato egli si rendeva conto che questa protezione non poteva essere estesa a quanti, pur da lui amati, non gli camminavano accanto; sui quali, però, poteva estendere l’ardore del suo ritrovato vigore come una cappa d’amore mentre affrontavano il loro cammino.
I cammini si divaricavano, questo si vedeva ora con chiarezza ad ogni passo; ma questa, che era una separazione ancora più netta da tutto, non era più una perdita passiva (qualcosa che si staccava da sé), ma un attivo guadagno di libertà (sé che si staccava da ogni cosa, persino da sé stesso). E questo come poteva essere un dolore, se al termine del cammino sarebbe arrivata, sola, la sua Essenza?


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