Uscire da sé stessi

“Uscii da me stesso in condizioni di povertà, di abbandono e di distacco da tutte le mie apprensioni, cioè con l’intelletto annebbiato, la volontà inerte, la memoria angosciata ed afflitta, e mi lasciai andare alle tenebre della pura fede, che per le suddette potenze naturali è come notte oscura.
Uscii da me stesso spinto dall’insistente brama di guadagnarmi a qualsiasi costo l’amore di Dio, malgrado le ansie e le svariate afflizioni che esso mi avrebbe procurato. Uscii dunque senza che i sensi me lo impedissero dal mio modo infantile di intendere, dalla mia incapacità di amare e dalla mia misera e scarsa maniera di gustarlo.
E questa fu per me gran gioia ed evento fortunoso, perché avendo annichilito e placato le potenze, le passioni, gli stimoli e gli affetti che mi facevano intendere ed assaporare Dio a un livello rudimentale, passai da un comportamento umano ad un operare divino. Tramite questa purificazione, che trasforma l’umano e naturale in divino, il mio intelletto uscì fuori di sé, poiché unendosi a Dio più non intende con la forza e la luce innata naturale, ma con la Sapienza divina alla quale si è congiunto. Anche la mia volontà unendosi all’amore divino venne fuori da sé e si fece divina, per cui non si comporta più con Dio umanamente, né ancora ama rozzamente spinta dalla sua forza naturale, ma con la forza e la purezza dello Spirito. Allo stesso modo la mia memoria si è illuminata di riverberi di eterna gloria. Infine per questa purificazione e la liberazione dall’uomo vecchio, tutte le forze e gli affetti si sono rinnovati in armonie e diletti di natura divina.” [Giovanni della Croce]

Vi è una fase, lungo la Via, che richiede l’esperienza che Giovanni descrive con grande capacità di sintesi e di chiarezza: è una fase avanzata, tanto che non a molti è dato avvicinarvisi; e comunque non è la finale, ma quella che la precede e che ne consente l’accesso se attraversata senza morirne.
Quel che essa determina è la sconfitta di tutte le potenze naturali, ovvero di tutti quegli elementi che l’uomo orgogliosamente rivendica come propriamente suoi (intelletto, volontà, capacità di amare, memoria del passato in quanto radice della propria identità…); sconfitta della sensorialità e dell’emozionalità come strumenti di conoscenza del mondo che erroneamente si è ritenuto potessero egualmente far conoscere il divino.
Fase dunque della sconfitta totale, o meglio dell’annichilimento, dell’umano e della singola umanità che il cercatore utilizza per avanzare… perché proprio l’umanità è ostacolo invalicabile alla potenzialità divina dell’essere che vi si adombra. Ed esperienza perciò non più umana, inimmaginabile a priori, dacché ciascuno inizia la propria ricerca credendo di dover perfezionare la propria umanità, non di doverla perdere, annientare, superare per andare verso un “oltre” sconosciuto e decisamente oscuro come la più oscura delle notti.
Questa inumanità divina che ne prende il posto è troppo grande per essere contenuta nella spoglia umana, e così la lacera dall’interno, la manda in mille pezzi; e poichè la spoglia umana conserva le sue specifiche potenze sensoriali e mentali, la fa soffrire. Ma è allora la Coscienza liberata dell’Essere che trova le armonie e i diletti della propria divinità, e la memoria dei riverberi dell’eterna gloria dalla quale proviene.
La fase che Giovanni descrive è quella in cui, ancora, la coscienza ordinaria, naturale ed umana, ha la prevalenza e soffre quindi nella sensorialità di cui è fatta; mentre la fase dell’oltre, di cui si assaporano lampi improvvisi nella notte oscura, è dominata dalla Coscienza dell’Essere, che guarda con distacco alla povertà della propria spoglia.

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