Fare del bene

“Cercare di fare del bene quando non si può [modificare la sostanza delle cose], è un lusso disponibile, ahimé, solo per l’ignorante. Può essere eroico e compiacere te e i tuoi amici. Il solo difetto è che non funzionerà. Sentirsi apprezzare e mirare a bassi livelli può farci sentire bene, e anche può impedirci di servire realmente Dio e l’uomo”. (Idries Shah)

Il problema di chi fa del bene, soccorrendo e accorrendo, è che lo si vede farlo; e che è possibile riscontrare immediatamente l’effetto del suo intervento. Il che è un bene, ma inevitabilmente accende la gratitudine e l’umano apprezzamento nei confronti del benefattore; sicché diventa difficile sottrarlo al sospetto di vanità, o almeno del suo possibile insorgere.
Una buona capacità di fare il bene è invece quella di chi muove tanto remotamente gli avvenimenti, come in un gioco di biliardo, che sia impossibile dagli effetti (che sono molteplici, in quel caso) risalire alla causa e all’attore di essa.
Un intervento di tal fatta produce mutamenti nel concatenamento degli eventi, senza sopprimere la legge causale; può, come un soffio di vento improvviso, deviare il percorso di una freccia in modo che non colpisca il bersaglio, o ne colpisca uno diverso da quello voluto, senza che venga turbato il nesso che esiste tra l’atto di scoccare e l’atto di colpire, che è insopprimibile.
Così ad esempio è facile notare quanto bene faccia all’umanità quel medico che guarisce il paziente da una malattia incurabile, ma nessuno saprà mai quanto bene possa aver fatto colui che ha deviato il corso degli eventi quel poco che è bastato a rendere curabile quella stessa malattia (altrimenti mortale) in quel particolare paziente.
Questi interventi sottili e a largo raggio d’azione (che impongono cambiamenti a tutto il contesto e che forse mutano molti destini) possono avere successo solo se ve ne sono le condizioni complessive. Quanto può cambiare i destini del mondo la venuta ad esso di un figlio di Dio senza che nessuno possa sapere che è tale? Quanto può farlo il decesso a questo mondo di un altro? La loro stessa e sola presenza è un turbamento nel Cosmo e insieme un ri-ordinamento di esso; e finché essi ci sono, tale ordine delle cose è garantito; per essere poi sostituito da altro ordine quando il progetto lo richieda.
Quali sono queste condizioni? Se entro in una piscina vuota, l’onda che produco non raggiungerà nessuno; se entro in una affollata, nessuno si accorgerà del mio ingresso perché ognuno verrà colpito dalle onde dei tanti altri nuotatori… ma quella prodotta da me colpirà tutti i bagnanti, direttamente o di riflesso. Bisogna sapere quando la piscina è piena, tutto qui… è facile, basta guardare la piscina da un punto di vista che permetta di vederla tutta intera.

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