Le “Presenze” del qui e ora

Nell’esperienza di chi percorre la Via, il passato (anche recente) è così pallido che quasi non esiste nel ricordo, mentre non esiste del tutto in quanto a produzione di effetti. Sebbene ogni particella di presente sia frutto di una catena che affonda le radici nel passato, però questo non conta ai fini dell’operatività del presente… Ogni attimo di presente è strumento applicabile, non importa come si sia prodotto: un martello può battere, e questo conta, mentre non conta affatto come e da chi sia stato fabbricato.
Il Servitore è questo strumento e lo è nell’esatto momento che si prende in considerazione; e non ha alcuna importanza com’egli abbia attuato la propria condizione di e in quel momento. Poiché la sua attività richiede la coscienza di essere ma non quella del fare, egli è cosciente di sé in quel momento, e in ciascuno dei momenti presi in considerazione, in modo discreto, quantistico… il Servizio è onda e il Servitore particella, e sono forme di una sola essenza.
Non vi è quindi nel Servitore un passato se non in quanto biografia della forma, il che è di nessuna importanza operativa. Per cui chiedere a un Servitore donde venga storicamente, con chi si sia formato o quali studi abbia fatto è cosa che lascia trapelare l’ignoranza delle cose della Via; mentre è corretto osservare gli effetti della sua presenza su di sé (e sul mondo) nel momento in cui essi si manifestano, tenendo conto che la presenza può essere anche fisica, ma è più propriamente e costantemente (permanentemente) spirituale. Dunque non è necessario che tale presenza sia visibile perché sia attiva e riscontrabile alla percezione sottile. Questa percezione è alla base dell’insegnamento inteso come trasmissione di stati spirituali e la sua costanza (frutto di attenzione e ricordo) è la condizione del suo successo.

È dunque possibile, a chi sia attento e disposto, percepire presso di sé delle Presenze. Esse ci sono, in ogni qui ed ora preso in considerazione (e dunque sempre) nella Realtà (assoluta), ma ci si potrebbe spaventare perchè per il sistema percettivo comune a volte esse sembrano essere nella realtà relativa in cui agisce la coscienza usuale: tutto ciò che risulta ai sensi costituisce, per essa, la realtà; ma le Presenze (la presenza dei Viventi nella Permanenza) abitano la Realtà (quella Vera) nella quale il creato sensibile è immerso. A volte tra i due mondi si aprono delle porte percettive nel cuore (qalb) perché lì è il regno dell’Essenza e lì i due mondi sono unificati. Se uno è disposto al Lavoro con sincerità e amore appassionato, questa apertura è più facile. Le Presenze trovano allora pronto il cuore ben disposto ad ospitarli rivelandoli, mediante l’occhio interiore. Più ci si abitua a stare nel cuore, più è facile incontrarle.
Umanamente questo incontro è assimilabile a una forte emozione, per le modalità con cui si presenta, ma si tratta di una risposta fisiologica automatica all’incontro, puramente sensoriale, che può essere decodificata come emozione (se si è sul versante sentimentale dell’esperienza) o come conferma cognitiva (emotivamente asciutta) del non essere soli. Il che comunque è fonte di gioiosa percezione di appartenenza al Tutt’Uno.

Quanto detto spiega alcune affermazioni che riguardano le Scienze spirituali tradizionali, quali “la Tradizione è eternamente contemporanea“; oppure i racconti di bilocazione [1] o plurilocazione di alcuni “personaggi”, la cui percezione può essere contemporaneamente visiva in un luogo e sottile in altri; ed infine quella che attribuisce a una gerarchia di “santi”, in contatto sottile e silenzioso tra di loro, la conduzione dell’umanità verso la realizzazione del “disegno” o “progetto” con interventi correttivi a lunghissimo termine, apparentemente insignificanti, così da passare inosservati; o il mantenimento di un equilibrio armonico globale e la sua riparazione in caso di rottura; oppure la sua rottura quando la direzione intrapresa impedisce il progresso verso il fine stabilito.
Vi è una storia che racconta di questo: un pastore viveva presso un’oasi nel deserto con una capra e un lupo; un viandante se ne meravigliò, ma il pastore disse che il lupo era in armonia con la capra e la difendeva. A distanza di tempo il viandante ricapitò e sotto i suoi occhi il lupo improvvisamente aggredì e sbranò la capra. Il pastore accorse con le mani nei capelli gridando: “Siamo perduti! In qualche luogo del mondo è morto un santo e l’equilibrio del cosmo si è infranto!”
Gerarchia dunque di “angeli custodi” per il sentimento religioso popolare; o di alieni più o meno benevoli; o di pericolosi manipolatori del potere per quelli inclini ai complottismi e alla paranoia sociale (che è il vero virus mortale fattosi nascostamente veicolare dall’altro e privo di vaccino). L’uomo non dispone di un sistema realmente oggettivo di valutazione: ogni realtà percepita è necessariamente riferita al proprio sistema sensoriale e alla propria psicologia che attribuisce un senso e un valore all’esperienza in base a pregiudizi che hanno sempre il proprio ego come centro di riferimento. Ognuno interpreta la realtà come gli pare, anzi, meglio, ognuno ha la sua; la Realtà è altra cosa, non è sottoposta a giudizi o interpretazioni.
La verità è che il Progetto (o i progetti intermedi che ne derivano) riguarda la finalizzazione del processo evolutivo non dell’umanità in senso generico, ma dei “figli di Dio” il cui cammino è un ritorno all’origine. Il resto, ciò che non riguarda questo aspetto delle cose, è lasciato allo scorrere suo naturale, almeno finché tale andamento non entri in conflitto con questo scopo primario… è infatti facile riscontrare come l’umanità proceda secondo istinti distruttivi ed autodistruttivi, simili a quelli che devono aver sostenuto la voracità dei Giganti di cui narra l’Enoch etiopico.
Che questo andamento debba o no essere corretto (possa o no essere corretto!) dipende solo dalla necessità imposta dal ritorno all’origine di quanti devono farlo. Che ci si trovi in una fase di fine ciclo (evolutivo spirituale) è cosa nota agli addetti; e quindi, che la sorte dell’umanità, a questo punto, non sia influente sul successo del Progetto, è possibile se non probabile…

NOTE
[1] – La bilocazione va intesa come presenza su più piani, uno dei quali può essere quello del “creato”; dunque può esservi una incarnazione la cui presenza spirituale spazia contemporaneamente su altri piani, come una presenza spirituale che a tratti si manifesta in forma incarnata. Si veda anche “Analogia e conoscenza “verticale“”.

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