Il maestro è un mentitore

Il Maestro è un Servitore, e il servitore è un dissimulatore [1]. Per dissimulare è necessario possedere il dono del mimetismo criptico, “quello in cui sono presenti forme, colorazioni e comportamento tali da permettere a un organismo di ingannare o sfuggire alla vista“. Sicché è facile non riconoscerlo.


Dal momento che il maestro è un servitore, la sua maestria ha la tonalità del suo servizio e quindi è facile comprendere come ogni maestro possa trasmettere (non insegnare!) l’attitudine (o stato spirituale) che costituisce la natura del suo servizio. Ed è noto come il simile attragga il simile, di modo che si possono incontrare maestri veri la cui qualità non risuona con la propria e non riconoscerli… quindi trovare il proprio maestro è cosa davvero molto difficile, e rara. Certamente è sforzo che deve fare il potenziale allievo, ché un vero maestro non si sforzerà mai più di quanto costi andare in giro e vivere comunemente. Se ne deduce che sarebbe consigliabile, per i cercatori di maestri, camminare sempre a capo chino in segno di umiltà e riverenza, non sia mai dovessero incontrare chi cercano, ed esserne scelti; e mantenere il capo chino anche dopo l’incontro verso tutti gli altri, tra i quali potrebbero mimetizzarsi altri maestri. Sarebbe buona cosa perché, chi trova (o crede di aver trovato) un maestro se ne inorgoglisce spesso e rischia l’arroganza nei confronti di chi ne abbia trovato un altro. Così si creano fazioni e scuole contrapposte, filoni di pensiero e ideologie religiose (il che è contraddizione in termini); si creano – horribile dictu – maestri contrapposti. Se si possono riconoscere questi elementi in qualsivoglia forma di comunità “religiosa”, o “mistica”, è lecito dubitare (senza certezze però, ché Dio sa meglio) della verità di quanto vi si pratica.
Di un maestro si possono riconoscere e dire le caratteristiche, ma non sono le caratteristiche del Maestro; le sue caratteristiche sono le imperfezioni dell’umanità che ricopre l’Uomo Perfetto (al insan al kamil) che è il vero Maestro. Il quale – lo si ripete – è Uno, sebbene nello spazio/tempo possano essere molteplici le sue manifestazioni umanizzate, le sue spoglie.
In realtà, detto meglio, chiunque cerchi davvero sé stesso, sta cercando il proprio maestro; cerca la parte luminosa e numinosa di sé, quella che una intuizione profonda gli ha suggerito di avere e che non trova… non è facile trovarla, infatti.
Paradossalmente, sebbene si stia cercando sé stessi, non lo si può fare senza l’aiuto di un altro; e quest’altro è l’immagine di quel sé stesso luminoso e numinoso, della propria Essenza (se c’è, certo), il maestro. Per questo vi è sempre identità (nell’Uno) tra maestro e allievo accolto, oppure non vi è maestria.

NOTE
[1] – Secondo Fernando Pessoa è un dissimulatore chi finge di non essere quello che è; è simulatore, invece, chi finge di essere quello che non è.

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