La lettura del pensiero

Vi sono racconti, per lo più moderni, in cui certi Maestri fanno sfoggio, presso i loro aspiranti allievi, di una straordinaria capacità di lettura del loro pensiero. Perchè lo fanno? Poter leggere il pensiero (capacità che i meno culturalmente abbienti attribuiscono anche agli psicologi) terrorizza perchè il pensiero è, per l’uomo comune, il proprio mondo segreto ed inviolabile; constatare che non è così, mette a nudo e non lascia scampo, come accadrebbe a una preda inseguita dai cani che si trovasse d’improvviso allo scoperto in un terreno desertico: ci si sente perduti. È abbastanza per scatenare una paranoia, a meno che non si possa opporre la poco frequente convinzione di non avere nulla da nascondere.

Leggere il pensiero è dunque potere supremo ed assoluto sull’altro (altri poteri da esercitare piuttosto su sé stessi sono meno suggestivi) e spaura quanto attrae… Si pensi a quanti, schiavi del proprio pensiero ruminante, vorrebbero averne il controllo che il maestro dimostra loro di possedere. Il pensiero si genera da sé, il pensiero non si ferma a comando, il pensiero domina l’uomo che con esso deve, alla fine, identificarsi: così la penso “io”, ed è questo modo di pensare che mi rende diverso da “voi”; nel pensiero io sono io, ma se tu lo leggi così chiaramente il mio pensiero entra nel tuo dominio, “io” entro nel tuo dominio e non ci posso far niente: sono perduto.

Leggere il pensiero è operazione certamente faticosa: non è come leggere un libro. Si tratta di essere l’altro per un po’ e questa fatica dev’essere ben giustificata. A che serve conoscere il pensiero altrui (non sempre così profondo da essere interessante) se non per una questione di potere? Chi si vede letto ha infatti di solito l’impulso di fuggire e insieme quello di porsi sotto la protezione del lettore, vinto. Se in lui prevale questa seconda intenzione, egli si sforzerà di “pensare bene”, in particolare del Maestro.

Ma il Servitore usa il pensiero della mente come uno strumento, per cui il fatto che qualcuno possa leggerlo non lo turba più di quanto turbi un carpentiere il fatto che si veda il martello che ha riposto nella cassetta degli attrezzi. Per lui il pensiero vero è quello del cuore, che si genera nel Segreto (Sirr) che vi è riposto, questo sì inviolabile perché condiviso soltanto con il proprio Sé divino. E tuttavia un insegnamento veridico fa scoprire come si possa leggere anche il pensiero del cuore. Si scopre infatti come questo non sia ciò che distingue l’Io dal Voi, ma ciò che unisce il Noi nell’Uno. Il pensiero del cuore non si legge nell’altro, ma si condivide nell’Unità con quanti hanno il potere raro di questa condivisione: il pensiero del cuore è, per sua natura, Uno.

3 pensieri riguardo “La lettura del pensiero

  1. Si Potrebbe Voler Leggere Non Per Aver Potere Bensi Per Conoscere e Aiutare E Non Temere di Esser Letti Sopratutto dagli Amici Per Esser Meglio Conosciuti

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    1. Voler essere conosciuti corrisponde spesso al voler essere riconosciuti, nel senso del voler ottenere un riconoscimento. Un Servitore non ha, in genere, l’intento di essere conosciuto, a meno che non lo richieda il suo servizio. Gli Amici sono quelli che condividono l’identica conoscenza della Verità (che tra gli Amici è palese di per sé), e non hanno dunque niente di ulteriore da conoscere. Tra gli Amici il pensiero è inutile, ed è stato abbandonato.

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  2. Il Futuro Annunciato Dall’Apocalisse di Giovanni E’ L’Avvento di Una Condizione Nell”Essere Umano Tale che Sara’ Manifesto nel Volto Quanto Noi Custodiamo Nella Interiorita’ E Nulla Potremo piu’ Nascondere Questo Futuro non e’ Cosi Lontano nel Tempo

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