Ecologia ed animalismo umano: l’Era Verde.

Dice Sulṭān Walad. figlio anche spirituale e continuatore di Jalāl ad-Dīn Rūmī: “…per i profeti e i santi, gli uomini carnali sono nemici, poiché appartengono a un’altra specie.” “Le creature del mondo non si elevano ai santi, appartengono alla terra e non giungono al cielo. Il cammino dei santi è oltre l’anima e il corpo, nell’oceano dell’amore dove non v’è né io né noi.

L’improvviso interesse dell’animale umano per la Terra che lo ospita non è dissimile da quello di un tumore che, ridotto il proprio organismo ospite allo stremo, si occupi di protrarne la vita per salvaguardare la propria.
Un tumore è un organismo che ha il diritto di sentirsi sano, anche se è letale per l’ospite; e dunque, dal suo punto di vista, questo comportamento è corretto e coerente, tanto che la salvazione dell’ospite non è altro che uno sfruttamento diverso, quello delle risorse non ancora saccheggiate, per ottenere un vantaggio economico. Salvare il pianeta dall’animale umano è, per l’animale umano, un modo nuovo di far soldi quando nel modo antico non ci si riesce più.
Ma, ripetiamo, ogni organismo parassita ha il diritto di percepirsi sano e di fare del tutto per sopravvivere nell’ambiente ospite. Un tumore, o un virus, per conservarsi in vita non può che continuare ad essere fatto di cellule tumorali, o virali, ed espandersi; trasformare le sue cellule in altro equivale a morire in quanto tumore o virus; così per l’animale umano trasformarsi in Uomo equivale a morire.
Qualcuno ha detto che la Terra, per fortuna, è resiliente. Ciò in realtà significa che la Terra vivrà sotto qualsiasi forma essa dovesse assumere per garantirselo: se diverrà un deserto, continuerà a vivere in quella forma, che le consentirà di liberarsi dei parassiti come quando a un bambino si rasa la testa perché ha i pidocchi: è l’animale umano che non avrebbe modo di sopravvivere, ed è solo per questo che esso vuole, ora, salvare la Terra.

Se l’animale umano potesse, invece, interrogarsi sulla qualità della propria natura, potrebbe forse decidere di trasformarsi, cioè di morire a sé stesso per vivere; e questo è il senso trasformativo reale di ogni via iniziatica, e il fine della scienza spirituale. La quale sa benissimo che questo sforzo di uscire da sé stesso non può riuscire all’uomo senza un aiuto, e sa che questo aiuto è una ars maieutica vera e propria. Sa anche che esso non può essere portato a chiunque, perché si estrae e si trae a sé colui che è simile, e l’animale umano è di altra specie rispetto all’ostetrico: non si può chiedere a una scimmia di partorire un uomo, né di trasformarsi in esso, se non uscendo dalla rete di concatenazione organica che ottusamente riproduce sé stessa.
Morire per vivere sarebbe allora liberarsi dal bisogno e dalla dipendenza dalla Terra Madre nutrice, e anche per la madre sarebbe una liberazione. Ma non è possibile, in condizioni naturali.

I santi e i profeti non sono uomini particolarmente dotati; non sono uomini, punto. Anche se vengono a volte chiamati, erroneamente, Uomini Perfetti… l’Uomo perfetto è Uno e loro, in molti, non sono che Uno: “Se ne consideri la forma, ti appaiono molteplici; se cogli il senso vero, sono Uno, tutti il bagliore di una stessa luna“. Sono gli ostetrici che gli uomini percepiscono oscuramente come estranei perché di un’altra specie. E quando è detto “ama il prossimo tuo“, ci si riferisce ai propri simili, coloro che “assieme si riuniscono, e il loro affetto è infinito“; dunque ci si chieda a chi si è simili, e a chi si è prossimi.
Basta ipocrisie, non è più il tempo.

La cosa singolare è che, quando ci si richiama al verde, il Green, come elemento caratterizzante di molte cose alle quali dover mettere mano per il futuro dell’umanità, ci si rivolge, ignorandolo, a quel Verde, in arabo al-Khidr, che è l’appellativo che la Tradizione associa al Maestro dei maestri, archetipo del Maestro Invisibile, ossia a quell’Uno che ogni maestro incarna al suo tempo e di cui si è appena detto.
In realtà (in quella realtà parallela alla visibile) questo richiamo planetario è un’invocazione. Invocare il Verde è sì invocare la vita, ma non quella organica, che risponde ai suoi automatismi… È invocare, senza esserne coscienti, la Vita, (il Vivente, al-Hayy), quella appunto che si guadagnerebbe morendo alla condizione di umana animalità, per guadagnare proprio la qualità di quell’Uno.
Come spesso accade, l’uomo fa qualcosa credendo di sapere che fa, ma fa altro da quello che crede di fare e fa quello che è stato costretto a fare: questa invocazione così planetaria emerge tanto potente dalla crisi pandemica – anch’essa sfuggita di mano alla volontà umana – e dal tentativo di risolverne le conseguenze. Potrebbe, chissà, essere ascoltata e potrebbe generare effetti su quel piano che l’uomo non vede, ma che è matrice di quello che deve vedere per forza.
Chi può comprenderlo, lo farà, e sarà tra coloro che “assieme si riuniscono, e il loro affetto è infinito“.

Così gli atomi della Terra e del Cielo, il Sole e la Luna, la montagna e l’oceano
un’anima li unisce, li muove e li fa vivere.
L’Universo è un individuo: esiste e si regge grazie a un’anima [1].
Quando la sua anima risorgerà, Cielo e Terra scompariranno [2].
La Luna e le Stelle cadranno, alto e basso saranno rimescolati [3].
Non resterà Mondo, né Terra né Cielo. Tutto diventerà “la” salvo “illa” [4].
(Walad)

NOTE
[1] – L’Universo è una molteplicità la cui radice è l’Unità.
[2] – Quando l’essenza del Vivente sarà liberata dagli aspetti pesanti che costituiscono la Creazione, la molteplicità sarà annullata (fana’) nell’Unità.
[3] – Ci si riferisce allo stato di coscienza determinato dall’inversione delle luci.
[4] – Ci si riferisce all’affermazione “la ilaha illa Allah” e si intende dire che non vi sarà nulla tranne Dio.

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