Sostiene Shabestari

A chi scrive è stato chiesto di spiegare la seguente frase di Shabestari: Il non essere è uno specchio, il mondo è l’immagine e l’uomo è l’occhio dell’immagine, nel quale si nasconde la persona.

Se uno si mette davanti a uno specchio, vi guarda la propria figura riflessa; la quale non può vedere a sua volta chi vi si riflette. Tuttavia questa immagine ha una sua forma, che non è sua propria ma è quella di chi si riflette.
Lo specchio è la superficie invisibile che permette questa duplicazione di “cose”, una delle quali concreta e l’altra inconsistente come una fatamorgana; sicchè il mondo (ovvero la Creazione) non è che l’immagine di Qualcosa di Reale che è altrove. Questa immagine, in Realtà, non è (risiede nel non-essere, lo specchio); ma esiste.
In questa apparente realtà (questo basso mondo e il suo universo) ogni immagine (umana) ha la sua identificazione nella forma che assume (persona), e che scambia con sé (l’Ego, o personalità) non potendo vedere la Realtà che lo produce (l’Essenza). L’Essenza Reale dell’uomo corrisponde all’Uomo Universale, o Uomo Perfetto (al-Insan al-Kamil).

Una nota: Shabestari è un mistico che si esprime in forma poetica [1] perché – come altrove abbiamo detto – alcune visioni non possono essere rese diversamente, non corrispondendo a cose di questo mondo; spiegare in forma prosaica e quindi logica il significato (o il simbolismo) di queste visioni sarebbe impossibile; vi è un solo modo, e lo raccomandiamo a quanti, leggendo qualcosa dei maestri antichi, si fanno delle domande: bisogna andare alla fonte.
Di fronte alla descrizione di un paesaggio mai visto si può andare in cineteca e, con l’aiuto del cinetecario, chiedere di vedere tutti i documentari naturalistici presenti finche non si ritrovi quel paesaggio; fermarsi sul fotogramma, immergersi in esso, e poi descrivere la propria percezione con la sensibilità e le parole comprensibili ai contemporanei. Certo occorre sviluppare uno sguardo che consenta di vedere quei films, ovvero – ritornando a Shabestari – occorre che l’occhio dell’immagine riflessa attraversi la superficie dello specchio del non-essere e veda la propria Reale Essenza. Può essere faticoso, ma gli antichi maestri si conoscono solo così: non “comprendendo” quello che dicono, ma diventando il Maestro che hanno incarnato ai loro tempi.

NOTE
[1] – Occorre dire che i traduttori e gli esegeti interpolano spesso le parole originali con le loro personali interpretazioni, nell’intento di rendere il testo più chiaro, ottenendo l’effetto di distorsione dei significati e il peggioramento della loro oscurità. Ad esempio, il traduttore di questa frase di Shabestari ha introdotto tra parentesi : “il mondo è l’immagine (dell’Uomo Universale)…” che deforma il senso della frase rendendola incomprensibile.

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