Memento famulorum

Esistono due tipi di ricordo: il primo potrebbe essere chiamato “rimembranza” e riguarda le persone e le cose del passato, segnatamente quelle da ricordare periodicamente e ritualmente; il secondo, che riguarda il presente e il futuro ed è perciò proattivo, può essere chiamato “reminiscenza” ed è propriamente quello che, nell’esoterismo, viene chiamato dhikr. Ricordo, questo, di Dio ma, più intensamente ed estesamente, ricordo di chi si è in Lui.
Il dhikr è infatti un’attività volontaria, una disciplina che produce effetti e che è esercitata al fine di produrli. Si esercita nel qui ed ora, durante lo scorrere del tempo in direzione futura, quindi è attività del perenne presente, in cui appunto questa contrazione dello spazio/tempo si realizza, si reifica. Per questo la chiamiamo “reminiscenza”: perché si tratta di rendere presente e reale qualcosa di cui rimaneva una vaga traccia mnestica in qualche recondito sito organico… niente a che fare con le facoltà mentali della memoria. Questa traccia è una potenzialità, dunque un potere, non esercitato, ed è quello che, nell’esercizio del dhikr, attivandosi produce la consapevolezza di essere figli di quel Dio, il “ricordo” del quale è un tentativo di accedere all’origine di Tutto, quindi anche di sé come prodotto primario di Lui; non secondario, non accidente casuale, non “incidente cosmico”, ma espressione di una manifestazione alla scaturigine della quale si vuole fortemente risalire faticosamente, con una applicazione costante e fervida, con una battaglia simile a quella di Giacobbe.
A differenza della rimembranza, che tende a riaccendere sentimenti ed emozioni, al fine di riviverli come attuali (in particolare quelli dolorosi o negativi, quasi che il dolore rinnovato fosse una espiazione), la reminiscenza e il dhikr che le si associa è asciutta, “sensualmente arida”, ed il fervore deve essere inteso come determinazione inesauribile ad ottenere il risultato voluto, ovvero il riconoscimento a sé stessi di essere ciò che si è.
Mentre la rimembranza finisce per avere un tono polveroso e moralistico pur quando è sincera, la reminiscenza è un’attività vitale che finisce, nel praticante, a coincidere interamente con la Vita, eternamente nuova.

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