Stato di grazia

Si dice che qualcuno è in stato di grazia quando ciò che sta facendo riesce particolarmente bene e con facilità, quasi che sia guidato da un entità benigna che lo abita.
Ed è così, sebbene il mondo sia abituato a considerare solo ciò che gli viene reso in termini di utilità e non veda quanto uno stato di grazia possa accompagnare chi, semplicemente, vive, senza fare null’altro che farlo professionalmente.
Vivere professionalmente è vivere consapevolmente; consapevoli non tanto dell’impatto delle proprie azioni sul mondo, quanto della volontà che le determina, sia essa la propria (a certi livelli), che quella di quell’entità che – in quel momento – si serve di sè come tramite. Un’entità che non è altro che il proprio Ente/Coscienza, il quale è insieme individuato (non individuale!) e partecipante del Tutt’Uno.
Ognuno è il proprio numen, se è stato capace di evocarlo, vivificarlo e trasferirvi l’interezza della propria coscienza visionaria e lucida, lumen (luce solare) a sé stessa.
In assenza di numinosità, la luminosità è impedita e il cammino resta oscuro, come un sentiero in un bosco intricato di notte.
Lo stato di grazia è una necessità vitale, in questo momento; ma è anche il frutto di un lungo precedente lavoro, duro e severo, che oggi rende possibile – a chi lo ha compiuto – evocarlo, mantenerlo, sostenerlo, viverci dentro…Non è qualcosa di estemporaneo e fugace, casuale o magico. Oggi è necessario, ma può essere tardi per iniziare a ricercarlo.

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