L’umiltà

L’umiltà – dicono i maestri antichi – deve esserci, per il Figlio di Dio, solo nei riguardi di Lui; è ammissibile verso gli uomini solo se egli li consideri come “tracce” o “segni” della Sua potenza, “altrimenti è bassezza, non umiltà“.
Questa affermazione sottolinea come la condizione umana non sia di per sé particolarmente nobile o privilegiata; e ricorda il rifiuto dell’angelo di inchinarsi ad Adamo [1], che gli costò la caduta.
In qualche modo una caduta eroica, certamente imbevuta di onore cavalleresco e di orgoglio di appartenenza, perché, seppure cacciato dalla presenza del Padre, egli non cessa di amarLo e anzi di considerare sé stesso come il solo che ne affermi l’unicità in modo intransigente ed assoluto.
Dire che Egli è Uno, non significa solo affermare che non vi sia altro dio all’infuori di Lui, ma di più che non vi sia alcuna alterità rispetto alla Sua Totalità unitaria. Il che nell’angelo caduto è certezza confortante di non poter essere “altro” rispetto a Colui che l’ha generato (manifestato), e di non poter essere separato da Lui, anche se allontanato. Questa è l’affermazione di amore vero più elevata che può esserci, cocciuta, perseverante: dire “io non sono, sono in Dio anche se lui mi allontana da Sé, perché non può essere diversamente”.
In buona sostanza, questo è l’atteggiamento che il novizio – non essendo in condizione di interagire direttamente con Dio – deve praticare con tenacia nei riguardi del suo maestro (da rappresentarsi come “luce libera da elementi sensibili”) che ne è tramite, secondo gli antichi testi.

Ma l’umiltà verso l’uomo è una necessaria dissimulazione, e un modo per non perdere tempo in inutili dispute. Non richiede genuflessioni, né ostentazioni di rispetto… bastano il silenzio e la riservatezza; bastano il distacco e l’anonimato. Basta fingere di essere soltanto figli di Adamo, per rendersi invisibili.

NOTE
[1] – L’adorazione spetta solo a Dio, secondo la Tradizione; ma esiste una forma di saluto rispettoso (di venerazione) che è consentito rivolgere a persone spiritualmente commendevoli. In entrambi i casi, la forma è un inchino, ma l’intenzione è ben diversa. Quello rivolto ad Adamo non poteva essere nulla più che un saluto rispettoso, ma nella narrazione, l’angelo dovette ritenerla troppo simile ad una adorazione.

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