Buona Pasqua…

L’idea che l’uomo rappresenti il culmine della Creazione è radicata in tutte le tradizioni religiose in cui appare il racconto di una Genesi.
Ma se si pensa in termini di Manifestazione, di cui la Creazione è una cristallizzazione (peraltro momentanea) come la materia lo è della luce, l’uomo è solo una casualità, un incidente cosmico, come ebbe a definirlo un Maestro, aggiungendo che, dell’uomo, Dio non aveva alcun bisogno; infatti esso non è che un aspetto della indefinita realizzazione della Possibilità totale nel Suo dispiegamento.
Il Creato è incapsulato in sé stesso e segue un suo progetto proprio, che consiste nell’auto-riproduzione ciclica (e i cicli si concludono); è una bolla all’interno della Manifestazione, e l’uomo vive a sua volta esclusivamente all’interno di questa bolla, che costituisce l’intero ambito verso il quale è orientato il suo sforzo di conoscere, e del quale gli è possibile ottenere una conoscenza. Forse di questa bolla esso è davvero l’espressione più alta, e forse a causa della reminescenza della propria origine “manifestata”, conserva un senso di appartenenza ad altro, che si esprime come religiosità e che lo induce a guardare – sapendo di non poter vedere – verso l’Alto, oltre la immaginaria membrana che delimita la bolla. Questo anelito, tuttavia, permane in forme a volte troppo pallide, o troppo emotive; in alcuni – in quelli interamente figli di questo mondo creato – semplicemente non v’è del tutto.

In questa chiave di lettura, la trasmissione di conoscenze verso la sfera umana che riguardi cose della Manifestazione, risulta inutile (non utilizzabile) perché di natura eterogenea. Quindi, una trasmissione che abbia un senso concreto e una sua effettiva applicabilità realizzativa, è quella di “sostanza spirituale“: la luce deve penetrare la sua stessa cristallizzazione, per scioglierla, liberarla e restituirla al suo stato “fisico” originario. Questa è la funzione della costituzione – nelle forme esoteriche ed iniziatiche tradizionali – del “Corpo di Luce” negli esseri che in queste forme sono coinvolti.
Il successo di questa missione, la quale consiste nella presenza effettiva di elementi (Esseri) manifestati nel Creato, determina dunque una “Resurrezione di Luce”, esplosione o deflagrazione della materia condensata e quindi, per quest’ultima, una morte (dello stato fisico compatto in cui si è formata e con ciò individuata).
Morte e Resurrezione sono dunque – in questo caso – coincidenti; se viceversa la morte dell’essere individuato nella materia riguardasse esclusivamente quest’ultima e avvenisse per la semplice legge fisica (dunque interna al mondo creato) dell’entropia, essa restituirebbe la materia disgregata al ciclo riproduttivo naturale, senza ulteriori conseguenze.

Se si vuole celebrare in qualche maniera una Resurrezione di Luce, considerandola non fatto storico, unico ed episodico, ma quasi dimostrazione di una possibilità offerta a tutti i Figli di Dio, occorre tener conto di questi elementi, sia individualmente che globalmente. A meno che non ci si limiti a un rito celebratorio privo di contenuti, una semplice rimembranza…

Buona Pasqua, dunque, in quest’epoca di fine ciclo.

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