Catene e influenze

La silsilah, la catena iniziatica che lega ogni maestro al suo predecessore e al suo successore in grazia dell’influenza spirituale (baraka), è posta sulla linea del raggio che attraversa verticalmente i piani di manifestazione. Dunque non può essere intesa come eredità spirituale che si tramanda nel tempo, perché il concetto di tempo, in ordine alle cose metafisiche, è piuttosto privo di senso. Tutto è contemporaneo e tutto è qui ed ora. Tutto è Vivente.
La posizione di coscienza nella quale è seduto il maestro è appunto tale da contemplare il Tutto contemporaneamente, secondo la Conoscenza verticale di cui si è detto; ma questa verticalità lo pone in linea con la propria ascendenza e discendenza non in termini temporali, ma in termini di contemporaneo posizionamento sullo stesso raggio di tutti i maestri che operano su piani diversi della manifestazione. Appunto in ciò, nel vedere con gli occhi di tutti i fratelli perché egli è tutti loro, consiste la visione globale di ognuno dei maestri, la quale – sempre perché ogni cosa è contemporaneamente agente – non è precedente ad una possibile loro azione, ma è la loro azione stessa, ed è in essa che consiste l’influenza spirituale. In senso umano è una non-azione; ma in ciascuno dei maestri, su qualsiasi piano, si realizza e si manifesta il Tutt’Uno nella sua Totalità, fuori dai particolarismi che sensi e mente umana soli possono cogliere come elementi a sé stanti.
La visione totale del muoversi delle cose rispondendo alla Necessità, alla Legge e dunque nella perfezione, non richiede perciò alcun intervento; nessuno, tranne la visione globale stessa, perché è in essa che si realizza (si rende reale) l’armonia complessiva di ogni movimento. La visione del maestro è dunque armonizzazione, mentre ogni suo atto sarebbe interferenza; e poiché la visione richiede un particolare stato di coscienza, anzi lo è, il maestro è una Coscienza/Ente e risulta, alla sua stessa visione, invisibile… la “parte” visibile di un maestro è quella creata (su un dato piano), mentre la sua Essenza è manifestata e, alle creature, invisibile.
L’influenza spirituale consiste allora nel ricondurre all’armonia originaria della Fonte ogni essere la cui particolarità impedisca di concepirsi e percepirsi all’interno di tale armonia. Ciò è istantaneo e potenzialmente permanente. Per questo motivo chiunque sia posto – come si usa dire – sotto lo sguardo di un maestro è posto sotto lo sguardo di Dio; e chi entra nella sfera della sua influenza, la percepisce sensorialmente, senza che possa spiegare di cosa si tratta. A volte la chiama “emozione”, ma non è così.
Ogni maestro è tutti i maestri, e tutti i maestri non sono che servitori manifestati su qualche piano di manifestazione del Principio stesso.

È stato detto – da Chi poteva autorevolmente farlo, poiché parlava di sé – che “un maestro morto non serve a niente“; e che di “maestri ormai non ve ne possono più essere“.
Entrambe le affermazioni devono, alla luce di quanto detto sopra, essere riferite a questa creazione e al ciclo di manifestazione da cui deriva, che è alla sua conclusione. I maestri non muoiono perché non sono creati, e poiché rispetto al Tutt’Uno sono permanenti, continuano ad esserci. Ma ogni morte è tale nell’ambito della dualità propria della creazione, e rispetto a quanto rimane organicamente vivo. È dunque piuttosto la creazione che può morire ai maestri, esaurendosi ed esaurendo così il loro Servizio sul piano che essa rappresentava.
A questo proposito sarà utile sottolineare come vi sia non solo una letteratura, ma una ricchezza di antiche sapienze anche esoteriche rivolte ad attrarre benefici spirituali sull’umanità, ad “ottenere qualcosa o scongiurare un male“; abbiamo più volte detto come questo atteggiamento sia piuttosto da ritenere mistico e debba essere inteso come appartenente all’ambito della religione e dunque dell’exoterismo; il fatto è che vi è una qualche incomprensione di fondo su come il beneficio possa essere ottenuto: se per intervento miracoloso (il che è misticismo), o se per corretto posizionamento armonico rispetto alla legge che il maestro incarna, dopo che ci si era discostati da esso e trovati fuori dalla sua influenza (il che è iniziatico).
Comunque sia, è proprio della fine del ciclo della manifestazione che si invertano le polarità (il che accade anche al nostro Pianeta), così che la ragione della discesa del beneficio richiesto (che è la miglioria dello stato umano) sia sostituita dalla necessità della salita verso lo stato spirituale dal quale finora era stato implorato discendesse; ciò, beninteso,da parte di quelli che possono aspirarvi, avendo le caratteristiche che lo consentono. Tale ascesa è necessariamente una uscita dalla stesso stato umano di cui si chiedeva prima il miglioramento; è l’abbandono delle proprie spoglie.
Dunque l’influenza magistrale è un aiuto, potremmo dire “magnetico”, all’elevazione. In termini impropri si potrebbe dire che il maestro ascende (ovvero lascia questo piano di manifestazione per accedere ad uno presumibilmente superiore, ma comunque diverso), portando con sé i suoi per attrazione. Ciò in virtù del fatto che il maestro e i Suoi sono nel Tutt’Uno e dunque sono tutt’uno.
Questo rovesciamento (catastrofe, etimologicamente) rende in questo momento necessaria una interpretazione corretta di tutto quanto è stato fatto finora nella Scienza Spirituale, perché si tratta di un compimento e non di una contraddizione. Semmai potrebbe ingannare il restare ancorati a modelli antichi che in questa fase non possono risultare efficaci, essendo stati al contrario necessarissimi nel preparare l’attuale esito.

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