Il nero

A differenza di tutti gli altri colori, bianco incluso, il nero non ha sfumature. È assoluto ed unico, permanente ed immutabile in sé stesso.
È il colore dell’assenza che contiene ogni possibilità, che non si concede alcuna espressione, geloso dell’interezza della sua potenza: nero è il cubo dalla rotazione del quale si genera ogni cosa e verso il quale si orienta ogni via spirituale, polo nord metafisico, centro del cerchio illimitato e indefinito della manifestazione.
Pesante a causa della sua indeterminata grandezza e dei suoi contenuti non manifestati, è pesante di luce, è sostanza propria della luce. Il nero assorbe ogni luce e dunque contiene ogni luce; non la riflette in alcun modo; è luce nera.
Sebbene la percezione del nero sia emotivamente collegata con la caduta in un vuoto, esso è il pieno assoluto; un pieno in cui è possibile perdersi nell’esserne assorbito, e ciò tanto più quanto più si sia realizzato il corpo di luce [1].
Eppure, in quanto totalità del non-manifestato, sebbene contenga il manifestato, il nero non è.
Il nero non permette che si veda altro che il nero, e dunque, sebbene sia tutto ciò che si vede, è invisibile.

NOTE
[1] – In fisica è noto il così detto “corpo nero“, grazie alla teorizzazione (in natura non esiste un corpo nero assoluto) del quale Planck scoprì i quanti di luce (fotoni). Il metafisico corpo di luce, che si costruisce a tappe lungo i percorsi iniziatici, è analogamente – per quanto si è detto – un corpo nero.

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