Mettere a terra

In questi giorni, complice la politica in subbuglio, è stata molto usata giornalisticamente l’espressione “mettere le cose a terra” con il significato di “concretizzare i progetti e le idee” le quali sembrerebbero essere per loro natura “campate in aria”. Il che indica come, per la maggior parte delle persone, la concretezza sia una questione terrena, e di basso livello, nel senso che è concreto quello su cui ci si può basare, potendolo mettere sotto i piedi.
Siccome, “concreto” e “reale” sono usati come sinonimi, si è portati a concludere che sia reale solo ciò che è concreto.
Difatti, si dice che Māyā sia una realtà oggettiva nonostante sia pura illusione. Con una elegante piroetta logica si dice con ciò come l’illusione sia reale, pur non essendo Realtà: si dice che essa è reale in quanto oggettivazione dell’Essere, la Sua “messa a terra“; ma, intanto, che essa “non è” l’Essere; e quindi “è la possibilità dell’Essere di non essere”, espressione libera della Sua Potenza.
Vuol dire che l’Essere si disperde o si dilapida in una fantasmagorica miriade di Suoi “atomi”, ognuno dei quali è una “cosa messa a terra”; un po’ come il Sole si dilata in infiniti raggi di luce che raggiungono ogni punto del Cosmo, giungendo su una superficie (una terra), illuminandola in modo puntiforme sicché sembri essere come singolarità; quando in realtà “esiste”, e come porzione, nell’essere illuminata, e basta.
Dal che si evince come il Reale, ossia l’Essere, sia in effetti quella forza che tiene uniti a Sé tutti i punti illuminati perché ne è l’origine, dando loro l’apparenza di formare un sistema complesso e vitale di per sé, del ribollire del quale l’umanità risulta essere la schiuma, e la coscienza umana la parte più sottile e volatile di quella schiuma.
Sicché bisogna affermare che, se è possibile una liberazione della Coscienza (un distacco dalla massa ribollente come una goccia che evapori), è in grazia del fatto che l’Essere è. Questo distacco è una liberazione dalla Necessità di interagire con gli altri elementi della massa ribollente, aderendo in tutto all’Essere in Sé.
Dunque, se si è vuol essere concreti nell’ansia di realismo, bisogna… Essere. E basta.

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