Una difficoltà di linguaggio

Una difficoltà (invero trascurabile) che si incontra nello scrivere intorno ai contenuti della Scienza Spirituale, è che la cosa interessa soltanto gli “addetti ai lavori”. Farlo ugualmente è un po’ come lasciarsi strappare dal vento il profumo della rosa che si sta annusando per il proprio piacere; e per coglierlo, una volta portato lontano, ci vuole qualcuno con buon olfatto e voglia di annusare.

In genere, le cose che non riguardano il mondo naturale (intendendone compresi i derivati quali la vita sociale ed affettiva, la vita politica ed economica, e l’apparente in genere), non suscitano grande interesse, perché non le si considera attinenti alla propria realtà, al quotidiano pratico. Sono volatili, lontane… Cose di un ignoto “altro mondo” ove non capiterà mai di andare.

Circa gli “addetti ai lavori”, essi sono di più specie, ma i soli tra loro cui ha senso, ed è necessario, inviare messaggi chiari e proporre visioni, sono quelli che non lo sono, ma hanno possibilità di diventarlo… quelli cui una innata istanza di superamento di sé stessi è presente, e tanto forte da non poter restare inascoltata né disattesa.

Nella Tradizione questi sono in genere detti convenzionalmente “quelli sinceri“; lo sono – e questa è una qualità – non per loro volontà, ma per loro Necessità. A questi ciò che si dice arriva, perché annusano continuamente l’aria. Non sempre quel profumo viene però riconosciuto… è nell’ordine delle cose, e va bene così.

Altri addetti ai lavori, tecnici e studiosi, non hanno certo bisogno di ulteriori apporti alla loro spesso vastissima cultura spirituale; né hanno voglia di confronti, perché – come chi scrive ha spesso detto – la Verità è una, la si vede o no; e se la si vede, tutti vedono la stessa Verità, e non c’è proprio spazio per confronti, opinioni o contraddittori.

Sorprende forse che alcuni di loro si industrino tuttavia nello storicizzare la loro esperienza, tracciando una specie di storia della filosofia spirituale cui riferire la loro posizione che si rivela in questo modo piuttosto ideologica che esperienziale. Ma non càpita sempre, e se càpita va bene così.

Ai Sinceri va detto, con sincerità! quel che, in fondo, sanno già: che non solo le “cose della Scienza Spirituale” sono attinenti al loro vivere quotidiano tanto da rappresentarne un’urgenza, ma ne sono la fonte, la ragione, e lo scopo finale. Lo sanno già perché la loro istanza glielo suggerisce in modo inequivocabile.

Una buona immagine da fornire alla loro intelligenza (capace forse di aprire in essa uno spiraglio anche all’avvento della ragione quale comprensione delle leggi generali che governano il Cosmo) per descrivere il paesaggio in cui essi un po’ smarriti si muovono, potrebbe essere quella di un oceano immenso, che chiameremmo Natura, generato alla sua origine ancestrale da una polla sorgiva posta ora al suo centro e nelle sue profondità più recondite; un oceano capace di costituire un ecosistema in sé autonomo, un sistema vivente fatto di elementi vitali (tra i quali l’umanità) e di funzioni auto-riparative e rigenerative quali l’evaporazione e la pioggia susseguente, ma nel quale non cessa di produrre la sua originaria Sostanza quella polla che l’ha originato. Un sistema dotato dunque di intelligenza sublime nel suo auto-ordinarsi, ma non di ragioneCoscienza[1] dell’azione permanente della polla; Coscienza cui è ai Sinceri possibile e richiesto di accedere.

Mentre l’intelligenza è quanto consente di indagare ed indirizzare la vita all’interno del manifestato, essa è cieca rispetto alla Luce della Conoscenza che consente la visione diretta ed unitaria anche della propria origine; la Luce è illuminazione, dunque, e la Conoscenza è la Coscienza/Visione di quanto prima era buio (la luce nera dell’Increato).

Il manifestato, o il Creato, secondo quanto si è detto, è figlio dell’Increato, ma risiede nella completezza unitaria dell’Essere; di fatto, alla Luce della Conoscenza, non ne è un derivato, ma l’Essere stesso visto da un punto di vista (meglio: di visione) “illuminato”.

Ma qui abbiamo bisogno di un escamotage dialettico e dobbiamo considerare per un attimo i due mondi come separati, per spiegare come i Sinceri siano sensibili a certi argomenti, mentre gli altri no: è che i Sinceri hanno nella loro costituzione, nel loro genoma (e/o nel loro sovraconscio) il Ricordo di quella polla sorgiva che abbiamo testé usato per spiegare l’Increato, mentre chi è figlio della generazione ri-produttiva insita nei meccanismi eterni del Creato, ha altre qualità provenienti dal mondo naturale di cui è espressione, e il ricordo organico (e subconscio) del proprio iter onto- e filo-genetico. Si tratta di diverse stirpi, che si differenziano in sostanza solo per la presenza o meno di quel Ricordo. Che non è una traccia mnestica, ma qualcosa di più; non è cerebrale, ma piuttosto il seme di una sostanza archetipica che in genere viene chiamata “spirito”. Per semplicità, nella Tradizione, si parla quindi di Figli degli Uomini e, per “quelli sinceri”, di Figli di Dio.

In genere, ogni intento che abbia l’aspirazione a considerarsi spirituale, è indirizzato all’Umanità; sia per elevarla, sia – a seconda delle convinzioni – per rivelarle la sua natura divina. Si fa ciò per mancanza di conoscenza della diversità tra le stirpi che la compongono, e anzi nell’ignoranza del sussistere (non sarebbe esatto dire dell’esistere) di quella dei Figli di Dio.

Chi si rivolge all’Umanità nella sua generalità, dunque, non appartiene alla stirpe dei Figli dei Dio, ché altrimenti ne avrebbe coscienza. E così tutto, anche la religione in ogni sua forma: culturale, filosofica, teologica, storico-geografica… appartiene esclusivamente al mondo delle manifestazioni e ai Figli degli Uomini che ne fanno parte; non tocca mai, se non casualmente, la sensibilità dei Figli di Dio, che consiste non nell’espressione della sensualità (la risposta dei sensi agli stimoli), come per gli altri, ma in una capacità di risuonare su certe frequenze particolari proprie dello Spirito, che sono oltre il range del percepibile.

Per questa ragione, lo Spirito è ed ha un linguaggio, inaudibile se non ai Figli di Dio, che pure attraversa con le sue vibrazioni il Cosmo (l’interezza unitaria di Creato e Increato come Sistema Vivente) determinandone mutazioni o indirizzi che ai Figli degli Uomini non risultano, o risultano incomprensibili o casuali, o accidentali, o imprevedibili; al punto che questi eventi fondamentali non vengono presi in alcuna considerazione quando essi cercano di descrivere “il mondo” indagandolo con l’intelligenza, come fa – per esempio – la Scienza Naturale. Questo è il linguaggio autenticamente esoterico, non per voglia di segretezza, ma per intrinseca incomprensibilità per la maggioranza degli ascoltatori.


[1] Un superorganismo animale è definito “un fenomeno di organizzazione spontanea, […] che appare un miracolo di intelligenza – una «civiltà», in assenza completa di coscienza e ragione“. [Hölldobler, Wilson]. Non vi è ragione per non considerare come tale anche l’Umanità. Si veda su questo argomento l’articolo su questo blog.

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