Disturbi dissociativi

Abbiamo sentito dire che alcune scuole di psicoterapia hanno compreso come, dietro all’ansia/depressione che la pandemia sembra aver scatenato, si nasconda, in alcuni, un disturbo dissociativo.
Curare questa nuova depressione “pandemica” è molto difficile, tranne quando si riconosce, in quegli alcuni, la dissociazione, svelata la quale ogni disturbo scompare.
Naturalmente, questo tipo di dissociazione non va assimilato al grave disturbo dissociativo di personalità, ma è piuttosto la percezione, a tratti, di estraneità al proprio corpo oppure all’ambiente in cui ci si trova, che pure è famigliare; con sgomento e paura, certo, di quegli alcuni, il disturbo dei quali è ben distinto però dalle altre forme di ansia/depressione e dissociazione bipolare.
Da queste pagine abbiamo detto più volte, dall’inizio della pandemia, come essa segnasse una “apocalisse”, cioè una rivelazione di Verità attraverso la “catastrofe”, ovvero un rovesciamento di prospettiva causato dagli eventi e dalla Necessità che essi producono: che illustri capiscuola riscontrino dunque quanto era stato annunciato ci conforta non poco. Comunque, la Verità che gli eventi costringono ad osservare è che emerge una progressiva liberazione di quelli che qui abbiamo chiamato Enti/Coscienza dalla loro identificazione con il proprio corpo organico che soggiace alle leggi di natura, e della loro Vita con la semplice vita biologica.
Trattandosi di Coscienze identificate in se stesse, senza altri collegamenti, esse prendono atto del loro nuovo stato attraverso esperienze – all’inizio fugaci – di “dislocazione”, senza che questo possa essere considerato, neppur da lontano, patologico. Se smarrimento può esservi, preoccupazione, ansia e qualche accenno a tristezza e malinconia, non si tratta di niente di cui la psicologia clinica debba occuparsi: è giusta e sottile paura della novità, del trovarsi in luoghi della coscienza apparentemente estranei; ed anche di nostalgia di quegli stessi luoghi che non si ricordava di conoscere. Pian piano, a questi luoghi andranno quando vorranno e ve ne torneranno, a piacimento.
Questa è certamente la spiegazione della loro pronta “guarigione”: è che non sono malati… a differenza degli altri, la cui depressione è probabilmente primaria e si slatentizza nella condizione di stress secondaria.

D’altronde questa esperienza è da sempre nota agli operatori della Scienza Spirituale, quelli che pregando lasciavano il loro corpo a pregare mentre la loro Essenza andava a quei luoghi, a volte a ricevervi quelle informazioni che, una volta tornati, alcuni, quali Profeti, avrebbero dovuto trasmettere. Così almeno si narra. Per loro la preghiera finiva per essere un mezzo per assorbire il corpo, assorto in essa tanto da consentire all’Essenza di allontanarsene, quasi a sua insaputa… strumento di ben altro che di una supplica pietosa.
Quello che c’è di nuovo, in questi tempi, è che vi è un effetto di risonanza, quasi che vi sia a monte una chiama per tutti gli esseri dormienti a risvegliarsi; mentre complessivamente il “sonno” di tutti gli altri si fa così profondo e pesante da renderli ignari del risveglio altrui: una profonda depressione consiste in questo, e contiene la drastica riduzione delle capacità di vedere alcunché oltre il buio della depressione stessa.
E naturalmente questo crea una separazione tra due mondi e tra due stati di coscienza. Nella misura in cui, come abbiamo detto altre volte, uno stato di coscienza può diventare un Ente, ossia una singolarità nel Tutt’Uno, allora la separazione è tra due stirpi umane.

Un pensiero riguardo “Disturbi dissociativi

  1. Me ne entrai dove non seppi,
    vi rimasi non sapendo,
    ogni scienza trascendendo.
    1 – Non capivo dove entravo,
    però quando lí mi vidi,
    non sapendo dove stavo,
    cose eccelse molto intesi;
    non dirò quel che sentii,
    ché rimasi non sapendo,
    ogni scienza trascendendo.
    2 – Di gran pace e di pietà
    scienza quella era perfetta,
    in profonda solitudine
    io l’intesi per via retta;
    era cosa sí segreta,
    che rimasi balbettando,
    ogni scienza trascendendo.
    3 – Mi trovai cosí rapito,
    cosí assorto ed alienato,
    che il mio senso ne rimase
    privo d’ogni sentimento,
    ogni scienza trascendendo.
    4 – Chi vi giunge veramente,
    da sé stesso viene meno;
    quanto prima egli sapeva,
    molto poco allor gli pare;
    la sua scienza tanto cresce,
    ch’ei rimane non sapendo,
    ogni scienza trascendendo.
    5 – Quanto piú si sale in alto,
    tanto meno si capisce,
    ché una nube tenebrosa
    va la notte illuminando,
    perciò chi questo conosce
    resta sempre non sapendo,
    ogni scienza trascendendo.
    6 – Tal sapere non sapendo
    ha un cosí alto potere,
    che i sapienti argomentando
    mai lo posson superare;
    ché la scienza lor non giunge
    ad un non saper sapendo,
    ogni scienza trascendendo.
    7 – Sí sublime è l’eccellenza
    di cotesto alto sapere,
    che non v’è potenza, o scienza
    che lo possa conquistare;
    chi sé stesso vincer sappia
    con un non saper sapendo,
    andrà sempre trascendendo.
    8 – Or conoscere volete
    questa scienza sovrumana?
    Essa è un alto sentimento
    dell’essenza di Dio vivo;
    opra è di sua clemenza
    farci stare non sapendo,
    ogni scienza trascendendo Giovanni della Croce

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