Concrete astrazioni

Qualcuno ha fatto notare come “la gnosi” sia “per coloro la cui intelligenza è rivolta per natura verso le essenze universali“, che consentono la comprensione, altrimenti imperfetta fino all’erroneità, delle “forme” ossia delle cose di questo mondo.
Le intelligenze ordinarie, viceversa, “vivono nelle forme” scambiandole per “il concreto“. Ad esse, le essenze universali risulteranno come “astrazioni“.
In altre parole, il continuum del Reale (al Haqq) spazia tra le polarità della pura, ed unica ed unitaria, Essenza, fino alle molteplici Sue manifestazioni, o concretizzazioni parziali e particolari che, articolandosi in modo complesso ed auto-organizzato, costituiscono “il mondo concreto”; al quale le “intelligenze ordinarie” aggiungono le loro formazioni psichiche che, pur non essendo cose ma proprio pure astrazioni, sono percepite come realtà concreta nella misura in cui producono effetti, affetti, reazioni, emozioni e quindi determinano il modo in cui esse “vivono le forme”, ossia la loro vita stessa.
Lo gnostico (si intenda qui il termine in senso puramente etimologico) appunto per la qualità di essere tale (“per natura“!) utilizza ogni “cosa concreta”, come ogni reazione psichica di ogni tipo ed ordine, come “segno”, che rimanda non tanto alla sua origine causale, quanto all’Origine intesa come Unità antecedente alla manifestazione, dunque alla Potenza in Sé.
Poiché ogni “cosa concreta” è nient’altro che espressione molto dislocata della Potenza originaria, essa risponde comunque a una Volontà o a una Necessità (invero ogni espressione di quel livello è una necessità volontaria, o una volontà necessaria), e la gnosi, la Conoscenza, consiste nel riscontrare quella Volontà nella cosa manifestata. Per cui, ogni manifestazione è un segno; e la Conoscenza è la capacità non di interpretarlo, ma di risalire lungo i processi che l’hanno formato (gli hanno dato forma) fino alla sua Origine, ove si possa contemplare la Potenza.
Questa forma di Conoscenza, o gnosi, è spesso chiamata noetica perché bypassa la funzione dell’intelligenza logica, anzi la esclude; tanto che lo sforzo dello gnostico è proprio quello di non nutrire l’intelligenza logica onde farla morire d’inedia. Al limite essa è applicabile alle piccole cose concrete di ogni giorno, ma non viene usata per speculazioni che articolano “astrazioni” artificiose e generano fallaci conclusioni.
La Conoscenza è atto (azione) passiva: è come apparecchiare una tavola ed attendere fiduciosi che vi si depositino sopra le vivande, non per la fame dello gnostico, ma per Necessità intrinseca delle vivande di essere deposte su un piano; è poi risalire alla loro origine, prima della loro trasformazione in cibo, nella loro precedente “essenza vivente”.
Tuttavia, questo processo non è lineare e logico, naturalmente… è istantaneo; il segno diviene capace di evocare immediatamente la sua origine, senza soluzione di continuità; e così, per lo gnostico, la creatura risulta testimonianza del creatore fino ad essere “presenza del creatore stesso”; ma egli non vede la creatura (che è essa pure “cosa concreta”) se non come “abito visibile” del creatore, e quindi il suo sguardo (la sua “visione”) la attraversa per osare guardare oltre. Al contrario le “intelligenze ordinarie” la vedono in sé, la credono reale; quando il Reale è nell’Oltre.

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