Discorsi

Se parlano tra loro degli Enti, l’ascoltatore casuale coglierà discorsi su questioni banali, di modesti contenuti. E il tono sembrerà assai colloquiale, come di chi parla del più e del meno.
Il metalinguaggio, però, va ben oltre il significato delle parole.
Quando colloquiano tra loro, gli Enti vanno altrove, dove il linguaggio è un infrasuono, mentre lasciano le loro “spoglie” a dissimulare e a disarmare le indebite curiosità.
Gli Enti sembrano parlare di una cosa e parlano di tutt’altro.
In realtà si scambiano informazioni, particelle di luce, ché questo è il loro linguaggio, un linguaggio che consente la comunione della “sostanza” di cui Essi sono fatti.
La parola umanamente udibile serve solo per distrarre gli importuni. Per questo è detto: “chi ha orecchie per intendere, intenda”. Intendere non è udire… è intuire con certezza; e non è una funzione mentale, ma percezione dello scambio di luce.
Conoscere l’Altro è per l’Ente assaporarne la sostanza, respirarne l’essenza; e conoscere l’Altro è conoscere se stesso, perché non vi è altro modo… per l’Ente l’Altro non c’è, Egli è l’Altro.
Un colloquio tra Enti è sempre un colloquio intimo, tra sé e sé, o tra Altri in sé, che è lo stesso. Se gli Enti parlano tra loro, vanno là dove ognuno di Loro è Tutto.

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