Volatilità

Si è detto come il fine della vita possa essere, per alcuni, la consunzione della propria fisicità, della natura organica, della materia pulsante della quale consta la corporeità.
Si è detto che questa “sostanza” è simile alla cera della candela per la fiamma che se ne alimenta, e come questa fiamma sia Essenza.
Il sentimento (ossia il sentire fisicamente questa consunzione mentre si attua, il percepire il bruciore della fiamma) che sostiene questo processo, è detto, nella mistica araba, fanà.
Questa parola, in genere tradotta con “estinzione”, è anche una di quelle che descrivono le molteplici sfumature dell’Amore e definisce un passaggio, una sublimazione della “sostanza” organica alla sua forma sottile. Come un solido diventa gassoso, allo stesso modo agisce fanà. Ed allo stesso modo, ciò che nella forma solida occupava un certo spazio, nella forma gassosa ne occupa uno ben più vasto e dilatato; ben più volatile e capace di permeare altre “sostanze”.
Queste dilatazione e volatilità possono divenire dispersione, se non si è stabilito un “centro” di enorme stabilità. Il corpo fisico ha questo centro nel cuore, e la sua solidità è data dalla materia in cui è posto; ma nella forma sublimata il cuore è anch’esso espanso.
La parola Essenza indica, oltre che “la realtà propria ed immutabile delle cose”, anche quell’olio aromatico che unge (v. Christos, l’unto) e intanto si diffonde evaporando e trasformandosi in un profumo, in “odore di santità”. Classicamente, si tratta di un odore di rosa. Dove è allora l’Essenza se non nelle narici e dunque nei polmoni di chi l’ha respirata? Nel sangue, di conseguenza.
Eppure, nel suo espandersi fino a compenetrare ogni cosa con cui entra in contatto, tanto da diventarne parte integrante, essa continua a promanare da quello stesso centro che, un tempo, l’aveva trattenuta in forma solida attorno a sé, grazie a una forza centripeta. Quel centro, non essendo più fisico, è allora – necessariamente – meta-fisico; ma è.
La percezione di questo centro è un fatto – si è detto più volte – di “coscienza”; difficile da concepire, una coscienza dell’Essere “diffusa” eppure centrata, perché è coscienza di essere ovunque nel tempo/spazio, ma di essere solo in quanto coscienza.
Tema di riflessione, questo, caro a chi identifica la propria esistenza con l’esercizio (amorevole) di fanà.

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