Alcuni che muoiono

L’annus horribilis appena trascorso ha visto morire diverse persone, a vario titolo importanti per i propri simili.
Tra di loro ci sono anche quelli che, per chi scrive, sono (stati) compagni di viaggio sulla Via; e queste morti hanno un valore assoluto, loro proprio: intanto di un memento, e inoltre propongono (o forse impongono), delle riflessioni “sensualmente aride”, come questa: alcuni di quelli che muoiono non lo fanno che a questo basso mondo; sono pochissimi rispetto agli altri, e non è dato sapere chi siano.
Queste morti sono comunque specificamente latrici di un messaggio: una fase è terminata, un’altra è iniziata. E ciò perché quelli che hanno un compito se ne vanno solo quando l’hanno portato a termine.
E dunque la riflessione che capita di fare il giorno dell’Epifania (che è rivelazione dell’inizio della nuova fase) non è peregrina.

Il fatto è che, se si considera la morte come effetto di qualche causa, modificarne la qualità ha un effetto catartico retroattivo, perché ad effetto modificato deve corrispondere una causa modificata.
Forse modificare la qualità della morte è modificare di colpo l’intero valore, o significato, della vita. La riscatta, perché la vita, il suo scorrere, è causa di ogni morte; ma se la morte è, sì, a questo basso mondo, ma è pure liberazione dell’Ente all’Altro, tutta la vita che sembrava averla preparata o causata, diventa un atto, un processo, di liberazione.
La morte allora non è la fine della vita, ma il fine che rende, realizzandosi, Vita ciò che è, altrimenti, mera esistenza.

Un’altra riflessione è che in genere chi muore utilmente lo fa perché gli si spacca il cuore; quasi che fosse l’uovo che ha contenuto l’embrione dell’Essere finché Esso non è diventato così grande da non poterlo contenere più. In alcuni questo accade nel cervello, ma con lo stesso significato: cuore e cervello in alcuni sono tutt’uno. Si tratta di una rottura di involucri, comunque; di esplosioni che consentono un esito rapido del processo di liberazione.

Andiamo altrove, portando seco noi stessi e null’altro; ma le relazioni spirituali con gli Esseri sono fuori del tempo/spazio, hanno una elasticità da entanglement; e quindi restano, solo dilatandosi… relazioni tra gli Esseri, non tra gli individui umani che per un po’ li hanno ospitati: ché, sembra strano, ma Esseri incarnati si devono amare perché di identica Sostanza, ma si possono persino inimicare nelle forme esteriori umane, che contengono tutti i vizi (imperfezioni) che l’umanità comporta, per propria Natura.
Questo è vero solo per le forme dell’Essere, non per le Persone.

Che Dio si espanda negli Esseri che Egli ha stabilito essere Suoi.

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