Generazione imaginale

Ci fu un folle1 il cui delirio era costituito dall’immaginare che l’umanità potesse essere sottratta all’atto riproduttivo – che gli sembrava vile – grazie a uno specchio sferico che doppiasse gli individui salvandone il “quid”, ossia l’Essenza. Lo scopo della sua vita era di “spiritualizzare la materia”.
Questa aspirazione non è d’altronde diversa da quella che anima gli spiriti religiosi in genere; e la percezione che questo sia impedito dalla forza dell’amore sensuale ha pervaso la storia delle chiese di ogni tipo, esaltando la castità e l’astinenza sessuale. Questo ha reso per secoli sospetta di essere diabolica la vita amorosa, a meno che non fosse santificata e dedicata (cosa piuttosto contraddittoria, questa) alla mera procreazione.
Come sempre, alla base di tutto c’è l’equivoco che si forma quando conoscenze di ordine esoterico vengono trasposte senza filtri in quello essoterico; pare infatti che questo passaggio implichi fatalmente che ciò che è descritto in termini assoluti ed ontologici, si parcellizzi e si riduca a cosa che riguarda l’individuo. L’egocentrismo umano fa il resto.

L’aspirazione ad uscire dal “ciclo della generazione” è aspirazione all’eternità dell’Essere; una eternità non guadagnata per santità raggiunta, ma progressivamente spogliata – per così dire – della carne, in quanto riconosciuta essere eterna ab initio.
Il devoto cerca di guadagnarla, l’eternità, santificandosi con la mortificazione della carne; l’iniziato al contrario usa l’umana carnalità (l’umanità, tout court) fino in fondo, la usura fino ad esaurirla, nella convinzione che questo liberi l’Essenza. Ma fa questo avendo sempre presente l’imago del proprio Essere, come riflesso, il quale , per sua natura è de-materializzato, essendo immagine e dunque pura luce. Lo specchio sferico (che anche altri evocano come metafora della propria estasi) all’interno del quale lo gnostico si pone, rimanda immagini e immagini di immagini in modo infinito: genera immagini in modo infinito; genera la molteplicità dell’Unico Essere che si lascia riflettere.
Mentre questa immagine è palesemente vicina alla visione mistica di Dio (per questo è estatica), essa supera il problema della procreazione e supera anche quella della incarnazione necessaria alla generazione… un fatto tutt’altro che folle, ancorché indubitabilmente visionario.
Questa generazione imaginale si giustappone a quella organica; la affianca, non la sostituisce; però persegue scopi diversi, crea genìe diverse; e crea temi di indagine e oggetti di riflessione che vanno, nel loro diapanarsi, sempre più divaricandosi.
Sicché, alla fine, chi meditasse sulla propria condizione procreativa dovrebbe saper discernere su quale piano egli la voglia intendere: ad esempio, un maestro ha figli sia su un piano che su l’altro; ma la differenza è che la generazione immaginale non ha bisogno di madri, e questo è tanto importante da essere dirimente.

NOTE
(1) Carlo Cafiero, anarchico e poi socialista; fu curato in diversi manicomi, dopo una vita avventurosa.

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