Sindrome dell’impostore

Sempre più appaiono assembramenti ideali di persone che, pur pensandola ognuna a modo suo su tutto, trovano un solo argomento generale attorno al quale raggrupparsi a discutere. Basta questo ad accomunarli. Un tempo bisognava condividere magari un ideale. Chi era interessato alla politica, ad esempio, non si raggruppava attorno a questo interesse generico, ma attorno a un’idea di comunità e dunque di umanità, all’interno del macro-contenitore “politica”. Ora invece ognuno è un’isola che cerca di far parte di qualche arcipelago; ma mantenendo la distanza sufficiente a individuarsi in un proprio perimetro. L’idea di “comunità” è dunque totalmente cambiata in ciascuno, ma non sono cambiate le strutture sociali che ne erano il tessuto, e che restano ora contenitori venerabili quanto vuoti.

Si è giunti a tanto attraverso un lungo logoramento delle convinzioni e delle certezze, delle polarità e degli orientamenti relativi. Molte cose sono state dichiarate post-…, e nessuna pre-…, perché bisognerebbe avere un progetto. Ma chi può averlo senza materiali e competenze per realizzarlo? Senza una ratio che lo giustifichi? Resta un’attesa, quasi messianica… Pericolosa.
Ma non è colpa di nessuno… Le cose invecchiano, si logorano e giungono al loro compimento. Bisognerebbe avere la capacità di prenderne semplicemente atto, e trarne le conseguenze.

Allo stato dei fatti, però, è evidente che, se ognuno ha le sue convinzioni indiscutibili, ancorché irrazionali, nessuno ha ragione e nessuno torto. Oppure l’hanno tutti.
Ciò rivela un aspetto finora oscurato delle cose: non essendoci una verità condivisa, non può che esserci una verità fuori del contesto sociale e tale quindi da poter essere definita metafisica, che contenga tutti gli aspetti che ciascuno ritiene esserlo; una Verità che travalichi gli opposti e anzi li contenga o in sé li annulli. Una Verità, tuttavia, priva di ogni riconoscimento, invisibile… fors’anche perché contiene anche i singoli liberi pensatori.
Chi la vedesse, non potrebbe far altro che essere assalito dalla sindrome dell’impostore, che fa ritenere di ingannarsi, di propugnare una verità che risulta tale solo a se stesso… e tanto più essa appare come Vero, tanto più è dubitabile.

La Verità, come altrove abbiamo detto, è incredibile; si tratta di essere certi dell’incredibile. Ma possiamo testimoniare che assaporare il Vero è una sensazione di compiutezza, di pace, di amore illimitato, di solenne dolcezza, di infinita gratitudine… Senza che questo coinvolga minimamente l’aspetto sensoriale (è questa la famosa aridità sensuale) e quindi senza relativizzazioni di ogni tipo; e perciò è percezione dell’Assoluto. A sentirLo, no, a vibrare su questa Sua superiore frequenza, non è il corpo (ché la madre resta addolorata), ma l’Ente, la coscienza che Gli appartiene e con la quale è Uno.
Vibrare su queste frequenze non è sentire, è vibrare… Non vi è un senziente, non vi è un sentito, perché si è la vibrazione, non più la materia vibrante…

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