Impatti

Una manifestazione, per essere tale, deve essere percepibile ai sensi umani; se è divina è perciò una riduzione, e richiede un ricevente, uno a cui essa appare e che attraverso di sé possa allargarla a un “popolo”, anche se – pur veicolandone la totalità – non può comprenderla. Questa è infatti la funzione profetica.
Ma per costui, per quanto ridotta al sostenibile, per quanto egli sia addestrato e fortificato dalla pratica, ogni manifestazione è uno shock traumatico, perché la luce può sì ridursi e concentrarsi in un fascio, ma questo la rende più potente ed acuta. Chi ne è colpito è come un prisma che diffonde poi quel fascio rendendo distinguibili le diverse frequenze che contiene, ma il prisma deve sostenere l’impatto, ed occorre una tempra; termine che qui si usa nel suo significato metallurgico:

Trattamento termico di metalli, leghe, vetro, diretto essenzialmente a migliorarne le proprietà meccaniche di resistenza, di flessione: consiste di norma in un riscaldamento a una determinata temperatura e in un successivo raffreddamento, più o meno rapido, ottenuto con vari sistemi; anche, le proprietà conseguite mediante tale trattamento: “una spada di buona tempra.”

La teurgia è appunto la funzione che consente questa metamorfosi della luce, che si trasforma da Tutt’Uno in raggi…

L’impatto sul prisma è un riscaldamento folgorante (la tempra consiste in un riscaldamento lento che abitua a questo evento) tale da separare per un certo tempo il corpo dalla Coscienza, che viene “persa”, per ritrovarsi in libertà e benessere, mentre il corpo, privato di essa, soffre e perde il proprio equilibrio.
Questi “allontanamenti”, che possono avvenire anche solo una volta, possono altresì ripetersi nell’arco di alcuni giorni, a tratti, per qualche minuto.
Il corpo non riesce più a contenere la Coscienza/Ente.
La vibrazione della Coscienza/Ente è stabilita in rapporto armonico, come più volte detto, dal ritmo respiratorio, da quello cardiaco di conseguenza, e dal sistema circolatorio, per ulteriore conseguenza. Il corpo è adattato a sostenere una certa frequenza o un certo range di frequenze piuttosto limitato; quando questa frequenza supera i margini (alti o bassi), si forza il legame. La Coscienza si libera e si estranea dal suo confinamento organico; la ricaduta (il ritorno al corpo), se c’è, è dolorosa per il corpo e disagevole per la Coscienza perché le due cose devono trovare un nuovo equilibrio.
Si realizza quella che si è detto essere una fluttuazione gigante con un nuovo successivo equilibrio ad un più alto livello vibratorio, ma non prima che entrambi i limiti (superiore ed inferiore) siano stati rotti e trapassati.
L’equilibrio consiste poi nel doversi adattare del corpo, e non della Coscienza… Quanto a lungo il sistema corpo/coscienza possa sostenere questa nuova frequenza è cosa da vedere. Alla lunga, la vibrazione della Coscienza, che tende a salire, non può più essere “contenuta”, e la separazione è definitiva.

Ora, bisogna dire che il teurgo del caso, quello che fa da prisma in situazioni del genere, ha difficoltà a stabilire quale relazione vi sia tra la Coscienza che si libera e quella, organica, che permane nel corpo, ossia la coscienza senziente, capace di dolore fisico e di tutte le emozioni correlate alla sensorialità. Cosicché, sebbene consapevole, di essere compiutamente in sé perché fuori di sé, resta consapevole di entrambi gli stati.
E’ ben strano che la frequentazione dell’Unità, e l’addestramento costante ad Essa, conduca alla necessità di prendere atto della propria dualità; ma in questa presa d’atto si compie la conoscenza profonda, sostanziale, della relazione tra l’Uno e il Due, e l’esperienza dell’Ente di essere insieme Uno e Due finché non sia Uno, e basta… il Due è il modo in cui l’Uno si manifesta a se stesso: dirlo è una cosa, constatarlo esperienzialmente è un’altra; soprattutto se, come accade alla rivelazioni, esse non avvengono “fuori” del percipiente, ma “nel” percipiente…

Una ulteriore considerazione può essere quella che l’uomo è microcosmo e il cosmo macrouomo. E che, come in alto così in basso… sicché il processo descritto può essere esteso a un intero Universo, a un Creato. Mentre la coscienza organica del creato riscontra il proprio stato doloroso, patologico, sofferente, la propria morbilità umana, la Coscienza/Ente di esso constata la propria libertà, la liberazione ottenuta. La malattia (la pandemia) è la espressione di un cambio di frequenza che tende a rompere i margini, e questo la libera… prima a tratti, a periodi, poi alla fine del tutto. Ed è la nuova creazione che si rivela.

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