Cartografie

Si ha la sensazione che la pandemia abbia, per un verso, rivelato le contraddizioni del sistema sociale globale e, per l’altro, ridotto ogni vissuto di queste contraddizioni a qualche diagramma e a qualche grafico. Ha appiattito la realtà vissuta sottraendole una dimensione, la profondità, e riducendola a una rappresentazione cartografica, come una carta geografica fa descrivendo il mondo con un disegno piccolo e piatto che dà, all’osservatore, l’illusione di poterlo vedere, o persino comprendere nella sua totalità e nelle sue relazioni interne. Utile ad avere un colpo d’occhio che dia una sensazione globale.
Però guardare una carta geografica bidimensionale, non è viaggiare, o nascere o morire in qualche luogo che essa rappresenti. Non è stare al freddo polare o bruciare in un deserto: vedere la vita rappresentata e ridotta, non è vivere.
La pandemia ha fatto questo: ha ridotto l’esperienza a una visione rappresentata, e ciò che mostra crudelmente è qualcosa di orribile, che tuttavia è la verità (più o meno fedelmente raccontata). Non l’orribile verità di come la pandemia abbia ridotto la vita, ma la rivelazione di come orribile fosse la vita che si viveva prima che la pandemia ce lo mostrasse. Ora lo sappiamo.
Ma – è un paradosso – noi stiamo combattendo non la pandemia né il virus, stiamo combattendo la sua rappresentazione, come fanno i generali quando spostano delle pedine su una carta per rappresentare una battaglia che i soldati stanno per combattere, morendo o uccidendo.
Questo stesso fatto denuncia come il mondo che si pretende reale sia una rappresentazione ridotta, riduttiva, irreale, piatta e insignificante rispetto a una Realtà infinitamente più grande e maestosa di quella rappresentata; e dimostra come l’uomo passi tutta la sua vita a camminare su una carta geografica, senza mai assaporare il profumo di terre che non vedrà mai, accontentandosi di due dimensioni, pur sapendo che ve ne sono molte di più…2

Giubilo su coloro che stazionano nel mondo della Servitù, ma possono in più volare nello spazio della Perennità! Signore nostro! radunaci tra quelli che assomigliano al Padre e che sono disgiunti da legami parentali, quelli che non si adattano a vivere nel Dominio dei quattro elementi, né si legano agli abitanti dello spazio e del tempo, per non essere trattenuti negli Inferi delle cose temporali.1

NOTE
(1) Suhrawardi (?), Le Parole del gusto intuitivo, 1550 c.ca.
(2) Nella Tradizione le dimensioni, che per noi sono tre, diventano 6 (le quattro direzioni geografiche, e alto e basso); nella teoria della Superstringhe sono 10, o 11, o 26…

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