Diaframma

Mi si chiede di commentare le mie stesse parole:

“… il diaframma è il centro motore muscolare della pulsazione vegetativa, ed è quindi una sorta di oscillatore che determina il ritmo pulsatorio. Se il paziente avrà trovato il proprio ritmo  pulsatorio reale, il diaframma potrà scandirlo man mano che il blocco si scioglie e la vita che il soggetto ha fin lì condotta si rivelerà inadeguata a quel ritmo; cosicché si assisterà a cambiamenti profondi nell’esistenza di quella persona, tali da produrre persino stupore, qualche disagio e – come disse un paziente – la sensazione di vivere contemporaneamente su due piani diversi, uno solo dei quali reale.” (Somatopsicoenergetica, Palermo, 2008)

Nella psicoterapia reichiana, soprattutto nella sua sistematizzazione realizzata da F. Navarro, il blocco del diaframma è considerato risalente ad epoca intrauterina. È il risultato di una paura profonda, basica, che, una volta instaurata, verrà sepolta in quello che Navarro chiamava “incosciente”. A differenza dell’Inconscio freudiano, l’incosciente è passibile di affiorare compiutamente alla coscienza, in quanto contenuto nella contrazione spastica di un sistema muscolare (in questo caso nel più grande dei muscoli del corpo umano: il diaframma) che è possibile “sciogliere” in modo che l’emozione che vi è trattenuta ne venga liberata.

Nel caso del blocco intrauterino del diaframma, l’emozione primaria che vi è contenuta è la paura di morire, che deriva o da fattori traumatici (quali una minaccia d’aborto), o da fattori emotivi della madre (quale la non accettazione della gravidanza e il conseguente disagio emozionale – e quindi energetico e vegetativo – nel portarla).

Il disagio materno può essere contingente (gravidanza non desiderata) o funzionale (malattia – anche psichica – della gestante). A volte è l’eccessivo e persino vorace desiderio materno di gravidanza che provoca la reazione difensiva del feto che si sente “divorato”.

Sta di fatto che il vissuto precoce della paura di morire blocca il diaframma, per motivi diversi: la contrazione reattiva spontanea di fronte a un pericolo (che l’adulto riconosce come “trattenere il fiato”) o la difesa rispetto a quanto passa attraverso il cordone ombelicale. G. Ferri parla dell’ombelico del feto come “prima grande bocca” perché il nutrimento passa di lì… a volte però in senso opposto a quello che dovrebbe… una madre, come si diceva, vorace (quindi con ampie zone psichiche di vuoto emozionale ed affettivo) succhierà energie dal feto invece di donargliele, per compensare le proprie mancanze energetiche. Il blocco fetale del diaframma è dunque qui spontaneamente difensivo rispetto alla paura di morire “divorato”. Una madre che desidera la gravidanza con eccessiva (a volte ossessiva) intensità è a rischio di generare questa reazione.

La gravidanza dovrebbe “avvenire”, non mai essere ricercata: sono i figli che cercano una matrix per conformarsi a questo mondo; non dovrebbero essere le madri a decidere di riempire la propria vita con l’attestazione di una potenza generativa, che spesso serve a compensare altre impotenze.

Una volta venuto al mondo, se la gravidanza è andata così, il bambino reca in sé una conformazione energetica (prodotta da quella matrix) fondata e costruita sulla paura di morire; quindi il mondo esterno risulterà a priori pericoloso (come lo è stato l’utero) e l’atteggiamento generale sarà di difesa, di cautela e di aggressività potenziale (difensiva) tenuta a bada mediante – spesso – una eccessiva apparente gentilezza e moderazione, o – altre volte – espressa con atteggiamenti da gradasso (narcisismo patologico); in questo caso solo se supportato da un gruppo.
Un precipitare, viceversa, in quella paura incosciente in età adulta può virare verso la depressione maggiore, e il narcisismo aggressivo è la risposta reattiva al terrore secondario di questo precipizio. I soggetti che lo temono sono spesso affettivamente dipendenti, sviluppano gelosie ossessive etc.

Naturalmente, le motivazioni profonde di questo comportamento sono “incoscienti”, e dunque fuori dalla possibilità di un semplice controllo comportamentale; ma, secondo i canoni classici reichiani, il possibile sblocco del diaframma – ove riuscisse in terapia – comporterebbe un “più ampio respiro”; il diaframma è l’organo muscolare della respirazione e dunque la sua ritrovata elasticità permette un ampliamento dell’atto respiratorio, un maggiore apporto di ossigeno ai tessuti, uno spazio maggiore preso dal torace espanso dai polmoni riempiti, e con ciò una dilatazione dello spazio personale positivo, l’Io, che, reichianamente, risiede nel torace. L’Io prende dunque a esistere di per sé, per lo spazio naturale che madre natura gli ha concesso come suo, e non ne cerca più uno in quello spazio angusto che fino a quel momento ha sentito di dover conquistare contro coloro che abusivamente lo occupano. Non ha più bisogno di essere “contro”, è di per sé, e basta.
La pulsazione diventa più lenta ed ampia, dunque cambia la frequenza dell’organismo tutto; con ciò quella persona viene estratta dalla esistenza precedente, la vede con distanza e non vi si riconosce più. Le onde di un grande mare calmo contrapposte a quelle di un mare in tempesta.

Fin qui la spiegazione, o l’ampliamento, dei concetti espressi nel brano.

Negli anni, chi scrive ha dovuto constatare che è avvenuto, con enorme rapidità (tuttavia prevista in ambito della scienza spirituale tradizionale) un salto nella qualità umana costitutiva, così che la visione dell’uomo a venire auspicato da Reich, e sottesa dunque alla terapia reichiana, ha mostrato i suoi limiti, tanto quanto aveva mostrato la sua grande potenza fino a quel momento. Mantiene, oggi, solo la sua forza interpretativa del disagio umano, e la sua grande concretezza nel descriverne le cause. Come si sarà intuito, i disturbi causati dal blocco del diaframma sono oggi molto più diffusi, sia nelle loro manifestazioni che nelle loro cause. L’uomo non è migliorato; è gravemente peggiorato per migliorare, quasi che la costruzione di un Uomo a venire non possa prescindere da un precipitare escatologico verso il suo esaurimento di fase.

Sempre più le madri hanno – in questi anni recenti – avuto difficoltà a concepire, e sempre più desiderano figli per rispondere alla propria esigenza (qual sia); la generazione di figli sempre più risponde – ormai ciò è socialmente accettato – a questa esigenza, tanto che è normale che essa sia espressa anche nelle coppie omosessuali: è considerato un diritto umano essere genitori.

Sempre più, dunque, è facile che vengano al mondo figli “impauriti”, che – seppur ardentemente desiderati e seppur ardentemente amati – non avrebbero desiderato di venire a questo mondo, vi sono stati chiamati loro malgrado per amare mamma e papà e rispondere al loro bisogno di sentirsi necessari (di dare un senso alla loro vita!).

Venire a questo mondo è per molti un caso (a volte disgraziato), per altri (i desiderati mediante apertura e disponibilità ad eventuale accoglienza) un atto d’amore verso l’umanità, per altri ancora – pochi – una scelta di servizio, una necessità. Il figlio sceglie la madre adatta alla funzione che deve esprimere, in questo caso.

Il fatto che la gravidanza spontanea sia più difficile di una volta testimonia di un mutato approccio della Natura alla propria conservazione, che è diventata selettiva; infatti è sempre più facile che le gravidanze spontanee siano gemellari, quasi a compensazione di quelle gravidanze richieste o ricercate più o meno meccanicamente che la Natura tende a non concedere.

In questi anni, poi, i comportamenti derivanti dal blocco intrauterino del diaframma (che abbiamo descritti poco fa) sono diventati molto più comuni, tanto che il disturbo narcisistico di personalità è stato ampiamente rivisitato in ambito di diagnosi psichiatrica e richiede altri parametri per essere considerato patologico: è noto che il disturbo psichico è tale solo in relazione alla sua devianza rispetto alla media considerata normale… ciò è frutto della mentalità democratica, per cui è giusto ciò che la maggioranza chiede o propone: l’immunità di gregge non è altro che una malattia diffusasi a quasi tutto il gregge, tale che, i pochi sani, essendo in minoranza, sono considerati deviati e malati. Dunque, oggi, curare quello che vent’anni fa era un disturbo, è politicamente scorretto ed espone a dure reprimende. Così quel disturbo, non più considerato tale, diviene incurabile e costituisce un elemento di mutazione in senso darwiniano. Ma non è il più forte a prevalere, è il più debole che è stato costretto ad adattarsi per sopravvivere: l’evoluzione darwiniana, abbiamo più volte detto, è conservativa, non mai effettivamente evolutiva. L’evoluzione la fanno quei pochi individui sani che il gregge ritiene malati; ma di nascosto, in silenzio.

La sensazione di vivere su due piani diversi, solo uno dei quali reale” è però per questi pochi sanamente malati particolarmente forte; essere stati estratti da un mondo interiore di paura di morire e di vuoti incolmabili, che tanto fortemente è analoga a quella di venire alla luce dopo una gravidanza oscura e pericolosa, è oggi più riferibile alla Coscienza liberata che al corpo organico partorito come è stato fino a qualche anno fa. C’è stata una traslazione su altro piano, un salto quantico, sebbene gli elementi (costrizione e liberazione, oscurità e luce, dipendenza per la vita e autonomia nella vita) siano gli stessi. Tutto è uguale, nulla più lo è.

Ed anche il diaframma, che nel corpo organico segna e intanto mette in comunicazione il mondo alto o psichico con quello basso o istintuale, le facoltà distintive umane da quelle più animali è, alla stessa stregua, analogicamente riferibile alla brana, quella che separa e unisce, secondo la fisica delle Superstringhe, gli Universi tra loro: l’uomo ha realizzato la potenziale coscienza  – in questo senso – di essere microcosmo. Lo straniamento dei pochi liberati è la percezione di essere venuti – stavolta – all’Altro Mondo.

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