Un mandorlo

Negli avvenimenti, nella dimensione del personale ma anche in quella collettiva, il ricercatore dello Spirito attiva la sua perspicacia: l’attenzione rivolta alla percezione (sia grossolana che sottile) del messaggio dell’Invisibile attraverso il visibile.


Geremia vide nel primo mandorlo (in ebraico šāqēḏ, “il vigilante”) in fiore il segno della vigilanza di Dio, laddove tutti gli altri non vedevano che il “fenomeno” della primavera incipiente: «Geremia, che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo un ramo di mandorlo».  E il Signore mi disse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto» (Geremia 1,11-12).
Questo tipo di “attenzione” è il segno di una vitalità partecipante, attiva e non passiva; significativa nella misura in cui essa identifica significati nei segni, e considera la propria stessa esistenza in vita un segno da interpretare.
Chi usa questa attitudine con costanza, attraversa significativamente ogni evento; si chiede che cosa significhi per sé, ad esempio, la recrudescenza della pandemia virale (attesa ma rimossa) all’interno del mutamento globale che essa impone… se si stia completando l’opera iniziata con la prima ondata, e quale sia quest’opera; se ha un intento, se è cosciente di sé o se non significa nulla, cieca e stupida pur nella sua micidiale nocività.
Non occorre essere diventati folli per attribuire una coscienza a una pandemia: un osservatore animato da spirito scientifico deve registrare i mutamenti che essa impone nell’individuale e nel sociale, deve vederne cause ed effetti; oppure – se si preferisce – origini e fine, che significa registrare le conseguenze come si fa con un tifone dopo che sia passato. Il che evidenzia sempre un processo che risponde alle leggi di causalità1 (checché ne dicano i filosofi) e quindi esprime una finalità inevitabile (una volontà?), sebbene constatabile solo a posteriori.
Certo, questo osservatore dovrebbe essere al riparo, ma stavolta non lo è: è uno che è costretto dalle circostanze ad osservare come parte in causa, ad osservare il “sistema” essendone un elemento attivo, e capace di modificare il contesto. Infatti è fortemente sottolineato dalle stesse circostanze, ad esempio, come il contenimento dei contagi sia effetto dei comportamenti individuali, e come questi debbano essere responsabili: l’osservatore dovrebbe essere costretto a riconoscere l’impatto della propria piccola esistenza sul sistema globale… e, se constatasse che in effetti è più potente di quanto credeva, potrebbe farne persino qualcosa di buono.
Ad esempio questa scoperta potrebbe essere un effetto della pandemia, ed essa un segno di questa necessità che si sta imponendo; o potrebbe essere un colpo di spada che separi nettamente quelli che vedono segni nella propria vita, da quelli che non li vedono…
Molti sono i segni che si possono cogliere, volendo, da quanto (ci) accade: l’importante sarebbe vederne, o sforzarsi di farlo. Sembra invece che tutti gli sforzi siano indirizzati alla difesa dagli eventi. Un uso riduttivo della catastrofe.

NOTE
(1) Una coscienza quantistica, mentre registra una causalità nel mondo macroscopico, contempla il movimento caotico sul piano microscopico sottostante; li percepisce come contemporanei e sovrapposti, e si percepisce allo stesso modo… Individualmente la paura, il panico caotico che risiede nell’interiorità, genera movimenti (atti) che sono causa di effetti nel mondo esteriore, ovvero di catene causali. L’interiorità del Creato agisce allo stesso modo. Tuttavia, la stato di caos ha una sua ratio, che consiste nel produrre equilibri nuovi (e diverse, nuove catene causali nel macroscopico) quando i vecchi diventano dis-funzionali.

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