Penna, o calamo

Quando si deve descrivere il mistico abbandono, riesce spontanea la metafora della foglia staccata dal ramo da un colpo di vento che si adagia sulla superficie di un placido fiume e ne viene trascinata con dolcezza verso il proprio esito. La simbologia è fin troppo esplicita: la vita di un’anima viene strappata alla sua origine (il ramo dell’albero) non per farla morire, ma perché sia sostenuta e portata dallo scorrere di una Vita ben più maestosa e potente. E la foglia, smarrita in un primo momento, è poi grata, quando si accorge che il vento che l’ha portata via è il soffio divino, che la brezza la sostiene fino a depositarla sulle acque, che le acque non la sommergono, ma la cullano dolcemente… etc.

Una metafora più complessa, ma più precisa simbolicamente, meno generica, sostituisce la foglia con una penna verde staccatasi da un uccello1 che abbia potentemente sbattuto le ali… non da un soffio dunque, ma dallo stesso battito d’ali divino che provoca quel colpo di vento.

A un certo livello, più elevato, l’abbandono richiede una simbologia ancora più complessa e precisa: non si tratta più né di una foglia, né di una penna d’uccello, ma di una roccia staccatasi per un tremito della Terra dalla montagna smeraldina Qaf, che circonda il Creato. Qaf è quindi forse una catena montuosa, più che un monte, ma forse – secondo la visione di altri – un solo gigantesco monte che nasconde una caverna all’interno della quale è contenuto l’Universo; è comunque di smeraldo, tanto che il riflesso della Luce (che si deve intendere interna alla caverna, come la bocca di un vulcano che la erutta) rende azzurro il cielo e il mare, mentre conserva il verde (altra componente del colore dello smeraldo) all’interno del monte, che così ne brilla nel nero dell’increato. Simbologia questa più difficile a decifrarsi, ma più vicina all’esperienza mistica, ché la luce verde all’interno della caverna è il cuore del cuore (qalb), ossia il segreto (sirr).

Ebbene, una roccia staccatasi dalla montagna a causa dell’eruzione del vulcano che l’ha generata, cade in quel fiume famoso; ma qui non può essere trascinata via, né sostenuta in superficie. Essa costituisce una stabile isola verde (di quel verde!) attorno alla quale il fiume è costretto a scorrere, lambendola, accarezzandola, ma senza poterla spostare; si può immaginare che il fiume, se ne tinga di verde le acque che scivolano a valle della roccia.
Questo abbandono, quello simboleggiato qui dalla roccia verde, è quello del servitore cui è data funzione di testimonianza profetica, e sta ad indicare una varietà complessa di esperienze dell’Essere:
– l’esercizio delle facoltà psichiche è, per l’Essere, puramente strumentale. È un mezzo per proiettare, strutturare e gestire un mondo, questo basso mondo, nel quale l’Essere si incarna, dando luogo allo psichismo come emanazione necessaria delle funzioni organiche (il verde che colora l’acqua che ha lambito la roccia);
– l’Essere al centro di questa irradiazione è stabile e contempla se stesso, conosce se stesso in una continuità stabile che non decorre;
– è dunque importante comprendere come lo psichismo non sia legato all’Essere, perché i legami sono sempre vicendevoli (l’acqua del fiume che scorre non può essere legata alla roccia verde, sebbene non cessi mai di essere a contatto con essa);
– lo psichismo una volta emanato vive intrappolato nel mondo che genera (quello alimentato dal fiume a valle della roccia), e indaga se stesso arricchendo con ciò la complessità di questo stesso mondo.
Mentre l’Essere non fa, né indaga: è e basta.

NOTE
(1) In certi casi alcuni maestri donano una penna verde smeraldo al discepolo che accolgono. Essa è tratta simbolicamente da un potente sbatter d’ali di Simorgh, l’uccello sacro. Lo sbatter d’ali è quello che si riferisce al sopraggiungere della grazia (baraka) attraverso il messaggero (di solito Gabriele): deve considerarsi come atto di investitura e consacrazione.
La penna è anche il calamo: la Sura LXVIII del Corano si intitola proprio così (al qalam), e – significativamente – i primi versetti sono questi:
Per il calamo e ciò che scrivono!
Per Grazia di Dio tu non sei un folle ,
e in verità ci sarà per te infinita ricompensa,
e in verità di un’immensa grandezza è il tuo carattere .
Vedrai, e pure loro vedranno
chi di voi ha perso la ragione.

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